La trasfusione non doveva essere fatta: I Testimoni di Geova contro il medico
“Un medico non può trasfondere un paziente adulto che si oppone a un trattamento sanitario”
”Tutti i consulenti tecnici interpellati durante il processo avrebbero escluso che le trasfusioni a cui la donna fu sottoposta potessero essere considerate necessarie”. È questo il comunicato stampa inviato dall’Ufficio Informazione Pubblica Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova alla nostra redazione.
“Un medico non può trasfondere un paziente adulto cosciente che si oppone a un trattamento sanitario. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Le trasfusioni di sangue non sono trattamenti obbligatori e anche il codice deontologico dei medici impone di rispettare il rifiuto di un paziente a una terapia medica”.

“Il medico non può andare espressamente contro la volontà del malato e di violare il suo corpo senza il suo consenso, il che costituisce reato. Lo Stato – conclude la nota stampa – deve astenersi dall’interferire con la libertà di scelta dell’individuo in campo sanitario, dato che tale ingerenza può solo diminuire, e non aumentare, il valore della vita” (Testimoni di Geova di Mosca c. Russia, 2010).
“I Testimoni di Geova amano molto la vita e si avvalgono ampiamente delle cure mediche. L’unico trattamento medico che rifiutano è quello emotrasfusionale, un trattamento che è tutt’altro che esente da rischi e sostituibile con terapie alternative più sicure. La sentenza dello scorso 4 aprile, quindi, non ha dato ragione ad una donna fanatica e ingrata, ma ha dato ragione ad una donna che è stata obbligata a subire la prepotenza di una trasfusione”.



