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Scompare a Palermo la Festa Dei Morti

Per i bambini questa giornata era una festa particolarmente gioiosa e forse proprio per questo è sempre stata chiamata "La Festa Dei Morti"

Un tempo per “La Festa Dei Morti” era d’obbligo comprare ai bambini la “Pupaccena” o “Pupa ri zuccaro“, una statuetta di zucchero colorato rappresentante solitamente ballerine per le bambine e cavalli con rispettivo cavaliere per i maschietti, ora sostituite con personaggi di cartoni animati molto più appetibili per i nostri piccoli.

La Pupaccena trionfava al centro di un cesto pieno (più o meno) di mandorle, noci, melograni, castagne e fichi secchi, biscotti detti “Ossa ri muortu“. Al mattino del 2 Novembre tutti i bambini si svegliavano presto ed eccitati andavano a cercare il luogo dove i loro parenti defunti avevano portato i loro regali. Altroché se non era una festa, era proprio un miracolo!

La sera prima, in alcune case, si usava nascondere la grattugia perché si diceva che i morti sarebbero andati a grattare i piedi a chi si fosse comportato male. Un tempo si usava anche recitare una filastrocca che diceva:

“Armi santi, armi santi (anime sante)
Io sugnu unu e vuatri siti tanti ( io sono uno e Voi siete tante)
Mentri sugnu ‘ntra stu munnu di guai (mentre sono in questo mondo di guai)
Cosi di morti mittiminni assai“ (Regali dei morti mettetemene molti)

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Nel tempo, a questi semplici regali si sono stati aggiunti e anche sostituiti giochi costosi e tutti ormai sanno che i morti non portano nessun dono. Sarà anche vero, però si è perso quel velo di mistero gioioso che aleggiava in tutte le case di un tempo.

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