Ospedale di Termini Imerese, la fine di un’attesa lunga oltre 21 anni. Ora il posto fisso è un atto di giustizia
L’emendamento 70 apre le porte della stabilizzazione ai 35 ausiliari del "Salvatore Cimino". Una vita da esterni, dai tempi in cui gli OSS non esistevano alla trincea del Covid.

TERMINI IMERESE (PA) – Per i corridoi dell’ospedale “Salvatore Cimino”, i loro volti sono una certezza da un quarto di secolo. Sono i 35 ausiliari sanitari che, nonostante il susseguirsi delle ditte appaltatrici (da ultimo la Dussmann Service), sono rimasti il motore silenzioso dei reparti. Oggi, grazie all’emendamento n. 70 alla Legge di Bilancio 2026, quel legame indissolubile con la sanità pubblica potrebbe essere finalmente sancito da un contratto a tempo indeterminato.

Pionieri in corsia: prima degli OSS, c’erano loro
La storia dei lavoratori di Termini Imerese è una storia di resilienza. Per oltre 21 anni hanno garantito l’igiene, il trasporto dei pazienti e il supporto logistico, spesso sopperendo alla carenza cronica di personale.
«Hanno gestito tutto con le proprie forze e competenze quando la figura dell’OSS non era ancora diffusa», spiegano le fonti sindacali. Non solo: questi “veterani” dell’assistenza sono stati i veri mentori dei nuovi arrivati, formando i giovani operatori socio-sanitari spesso privi di esperienza pratica, nonostante fossero loro stessi in una condizione di perenne precarietà contrattuale.

La voce dei lavoratori: Siamo stati i pilastri dell’emergenza
A dare un volto a questa battaglia è uno dei 35 operatori storici del Cimino, che riassume il sentimento comune: “In ventuno anni abbiamo visto passare amministrazioni, ditte e protocolli, ma noi siamo rimasti sempre qui, accanto ai pazienti. Durante il Covid non ci siamo tirati indietro, abbiamo formato i giovani arrivati in emergenza e abbiamo tenuto in piedi i reparti nonostante la paura e l’incertezza del nostro contratto. Non chiediamo un regalo, ma il riconoscimento di una vita passata in corsia: dopo un quarto di secolo, vogliamo finalmente sentirci parte integrante di quella sanità pubblica che abbiamo servito con onore”.

Il sacrificio durante la pandemia
Il passaggio chiave che ha accelerato la norma è stato proprio il comportamento tenuto durante l’emergenza sanitaria. La nuova legge riconosce questo valore: chi ha prestato servizio per almeno sei mesi tra il 2020 e il 2025, maturando un’anzianità complessiva di 18 mesi, ha diritto all’internalizzazione. Un requisito che i lavoratori di Termini superano abbondantemente, avendo garantito continuità assistenziale per decenni.

La richiesta di CISL FP e CISL Medici: «Nessun rinvio»
Il sindacato ha già inviato una nota formale all’ASP di Palermo chiedendo l’avvio immediato della ricognizione. L’obiettivo è trasformare le parole della Legge di Bilancio (L. n.199 del 30/12/2025) in atti concreti.
«Non è solo un traguardo burocratico, è un passo di giustizia sociale», dichiarano dalla CISL FP. «Parliamo di professionisti che hanno garantito la funzionalità dei servizi del Cimino per 21 anni. È arrivato il momento di riconoscere loro la parità di trattamento e i diritti del CCNL Sanità, superando definitivamente l’incertezza dei cambi di appalto».

Verso il futuro: stabilità e dignità
L’internalizzazione segnerà la fine di un’era fatta di “affitti” di manodopera e tutele ridotte. Per i 35 ausiliari di Termini Imerese, il decreto rappresenta la promessa di un futuro stabile in quella che, a tutti gli effetti, considerano la loro casa professionale. Valorizzare la loro esperienza non è solo un premio alla carriera, ma una mossa strategica per l’intera ASP di Palermo, che potrà contare su personale esperto e profondamente legato al territorio.



