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Droga a domicilio come i riders: disarticolata la rete della Palermo “bene”

Blitz della Polizia di Stato: 7 misure cautelari. La cocaina veniva consegnata ovunque, dal centro residenziale alla movida, usando un fitto codice di parole d'ordine.

PALERMO – Un mercato della droga trasversale, capace di superare i vecchi cliché che vorrebbero lo spaccio confinato solo nei quartieri popolari. La cocaina a Palermo viaggiava senza sosta dalla periferia fino al cuore della “città bene”, venduta nei quartieri residenziali così come nei luoghi della movida. A smantellare l’organizzazione sono stati gli agenti della Sezione di Polizia Giudiziaria della Polizia di Stato presso la Procura, che ieri hanno eseguito un’ordinanza del GIP del Tribunale di Palermo con 7 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati palermitani.

Il provvedimento, che arriva al culmine di una complessa indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), ipotizza per quattro dei soggetti il reato di associazione per delinquere finalizzata alla detenzione e alla vendita di ingenti quantità di cocaina (art. 74 D.P.R. 309/1990). Gli altri tre rispondono invece di traffico di stupefacenti in concorso (art. 73). Cinque indagati sono stati trasferiti in carcere presso la casa circondariale “Pagliarelli”, mentre per due è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra le persone arrestate figurano anche due donne, motivo per cui è stato necessario l’intervento del personale femminile della Polizia di Stato per la gestione e l’affidamento dei minori coinvolti.

Le indagini, sviluppate tra il 2024 e il 2025, hanno coperto a tappeto l’intero territorio cittadino. Mappe e riscontri collegano lo smercio a una lunghissima lista di zone: Noce, Zisa, via Dante, Politeama, Villaggio Santa Rosalia, Fiera del Mediterraneo, Borgo Vecchio, piazza Magione, Malaspina, Sperone, Strasburgo, via Terrasanta e via Roma. Gli spacciatori si muovevano come veri e propri “riders”, utilizzando mezzi veloci per recapitare le dosi direttamente a domicilio ai clienti più fidati.

Determinanti per l’inchiesta sono stati sia gli appostamenti diurni e notturni sul campo – intensificati nei fine settimana quando la richiesta nei luoghi della movida aumentava esponenzialmente – sia una massiccia attività di intercettazione. Gli indagati, consapevoli dei rischi, utilizzavano al telefono un “muro linguistico” fatto di pseudonimi, indicazioni geografiche criptiche e parole d’ordine apparentemente innocue per camuffare dosi e prezzi. Nelle conversazioni captate dagli inquirenti, i clienti chiedevano spesso rassicurazioni sulla “bontà” della cocaina, arrivando in un caso persino a lamentarsi per la scarsa qualità dell’ultima fornitura.

A blindare l’impianto accusatorio sono stati i successivi riscontri stradali: i poliziotti hanno infatti simulato posti di blocco e controlli volanti, fermando i numerosi acquirenti subito dopo la consegna per sequestrare la sostanza e incrociare i dati con i tabulati telefonici e i filmati delle telecamere di videosorveglianza.

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