Aspettando i Morti – di Nando Cimino
Era una atmosfera magica quella che si respirava anticamente; ed i piccoli andavano a letto presto, sperando che la notte passasse subito per poter andare alla ricerca dei regali che i morti avrebbero lasciato ben nascosti nei posti più disparati

E’ calata la sera del primo Novembre, festa di Ognissanti. Son scese le tenebre e fra poco, in Sicilia, i morti torneranno silenziosamente nelle case, per fare visita ai parenti. Ma non verranno a mani vuote; e, come da vecchia tradizione, porteranno regali ai bambini.
Era una atmosfera magica quella che si respirava anticamente; ed i piccoli andavano a letto presto, sperando che la notte passasse subito per poter andare alla ricerca dei regali che i morti avrebbero lasciato ben nascosti nei posti più disparati. Ma chissà se era pure così in passato quando, fin nel 7° secolo, la festa di Tutti i Santi si celebrava non il primo di Novembre come è oggi, bensì il 13 di Maggio. Probabilmente no; infatti la tradizione dei morti sarà nata in Sicilia sicuramente dopo che nel X° secolo, la chiesa cattolica decise di introdurre la commemorazione dei defunti nel calendario liturgico e di fissarne la data al 2 di Novembre.
La ricorrenza era anticamente preceduta pure da una novena che nella mia città, Termini Imerese, veniva suonata anche nelle case di quelle famiglie che erano state colpite da un recente lutto. A farlo era tale Mimì Brancato, che di mestiere faceva il barbiere, ma che per l’occasione girava con il suo violino suonando e cantando i suoi tristi lamenti e strappando lacrime fra i presenti. Uno di questi faceva così:
“Già soninu a martoriu li campani, l’artari su di nivuru vistuti, facemu rifrigeriu a li cristiani e a li parenti nostri sippilluti. Ora iddi su ‘ntò pararisu e ‘nzemmula a li santi fannu festa, e a nuatri puvureddi scunsulati sulu priari e chianciri n’arresta”.
Finita la novena che veniva suonata al calar della sera, ed asciugate le lacrime, per i bambini iniziava l’attesa; e le mamme, prima di mandarli a letto, oltre al tradizionale bacio alla foto dei defunti, facevano loro recitare questa simpatica filastrocca:
“Armuzzi santi, armuzzi santi iò sugnu unu e vuatri siti tanti; e mentri sugnu ‘ntà stu munnu di guai cusuzzi di morti purtatiminni assai!”.






