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Cerda: Presentazione del libro di Calogero Rasa “Maestro Poeta”

Non è stato solo Maestro di varie generazioni di giovani cerdesi, ma assumeva anche il ruolo di confidente e consigliere verso il prossimo

Cerda (Pa) – Si terrà, nel pomeriggio di oggi, Sabato 19 Ottobre alle ore 16:30 presso l’atrio dell’istituto comprensivo “L. Pirandello”, la presentazione del libro di Calogero Rasa, Maestro Poeta”, editrice Arianna. Nel corso della presentazione interverranno il Prof. Nicola Lo Bianco, autore della prefazione “Simplex sigillum veri”,  l’Arch. Vincenzo Ognibene, autore della prefazione “Riempire il senso di quotidiano” e il Prof. Castrenze Rasa.

Chi è Calogero Rasa

Calogero Rasa,  nacque l’8 ottobre 1918 a S. Cristina Gela (PA), una delle cinque colonie albanesi di Sicilia. Perse il padre in tenera età e frequentò nel suo paese la scuola elementare. Scoppiata la seconda guerra mondiale venne destinato a Rodi, nell’Egeo. Quando le sorti della guerra volsero a sfavore della Germania, fu prigioniero dei tedeschi per due anni e, dopo molteplici avversità, riuscì a tornare in patria.

Calogero Rasa

Nel 1947 iniziò a lavorare a Cerda dove conobbe e sposò Vincenza Anzalone, dalla quale ebbe quattro figli. Nel febbraio 1948 vinse il concorso magistrale ed iniziò il suo lavoro di Maestro a Cerda. Diede inizio alla sua produzione poetica in dialetto, con l’intento di salvaguardare dall’oblio i proverbi, espressione di saggezza popolare, e le arie legate ai canti popolari.

Trama del libro

“U Maistru Rasa”, come tutti lo chiamavano e lo ricordano ancora oggi, fu punto di riferimento costante della comunità cerdese. Non solo fu Maestro di varie generazioni di giovani cerdesi, ma nella piazza assumeva il ruolo di consigliere, confidente, dimostrando di essere sempre attento e disponibile alla soluzione delle varie problematiche che gli venivano confidate da tutte le persone di ogni ceto.

Questa sua indole lo rendeva partecipe dei vissuti quotidiani dei cerdesi, e spesso da queste conoscenze traeva spunti per la sua produzione poetica. Fu “uomo di pace” in famiglia, in piazza ed a scuola, dove ai suoi alunni raccontò dell’irrazionalità della guerra nella quale ogni sogno di bellezza e di solidarietà rischia di naufragare.

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Dalla sua esperienza, egli ha saputo imparare e trasmettere: sapienza, bontà, ironia e sorriso, rivolti a chiunque, anche agli sconosciuti e, ovunque andasse, la sua presenza fu sempre ben accetta. La sua discrezione non gli consentì di pensare ad una pubblicazione dei suoi scritti e, solo grazie alla grata memoria ed amicizia di Carlo Rao nei suoi confronti, ciò si è realizzato.

Un tratto della sua poesia dedicata alla scuola

“Che bellu jri a’ scola
sapennu chi si fa:
canusciri lu munnu
ed imparari a stari
cu tutti in società!”

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