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Il Carnevale di Giuseppe Navarra – di Nando Cimino

Il Professore Navarra nasce a Termini nel 1893 e muore, quasi centenario, il 28 Novembre del 1991

Così come quello di Giuseppe Patiri, anche il nome di un altro illustre personaggio termitano, Giuseppe Navarra, è stato “coinvolto” nella storia intricata ed intrigante del Carnevale Termitano.

Il professore Navarra nasce a Termini nel 1893 e muore, quasi centenario, il 28 Novembre del 1991. Un lungo curriculum il suo che, anche in questo caso, potrete leggere nella sua interezza nel libro di Enzo Giunta “Profili di Termitani Illustri” edito da Gasm. Io qui ve lo presento soffermandomi solo su quello per cui tanti di noi a Termini lo abbiamo conosciuto ed apprezzato e ciò come insegnante di inglese, e lo è stato anche per me, al Liceo Classico “Gregorio Ugdulena”. Il professore Navarra nel suo libro “Termini com’era” parla, anche se solo in due pagine, del nostro Carnevale. Egli ne descrive i contorni generali e qualche particolare episodio, appreso anche attraverso i racconti tramandati a voce dagli anziani. Ho avuto modo di conoscere personalmente e frequentare il professore Navarra sia da studente del ginnasio, e successivamente anche quando trovandomi a collaborare con una tivù privata, egli si dava da fare insieme al compianto avvocato Nicolò Marsala, per realizzare mini documentari sulle antichità di Termini.

Al professore, che non era sposato, non piaceva la confusione e quindi poco amava il Carnevale; ed ebbe modo di confermarmelo anche la stessa nipote, che con lui viveva, e che lo considerava come un padre. Ma il racconto del professore Navarra aggiunge un tassello importante nella storia di questa nostra festa. Egli infatti oltre a testimoniarci della antica usanza di bruciare u nannu, figura di estrazione popolare già presente alle origini della festa, asseriva e sentii raccontarglielo personalmente ma ne sono testimoni altri e fra questi anche il professore Amodeo, di aver visto sul finire dell’ottocento le due maschere di u nannu ca nanna nella falegnameria dei fratelli De Giorgi a Termini bassa. Il Navarra, non avendole viste prima, riteneva fossero stati loro a crearle; ma avendo io sentito diversi racconti e di cui anche parlo, personalmente non mi esprimo a riguardo. E’ certo, conoscendo la serietà del professore, che quando lui era piccolo in quella bottega le maschere dovette vederle veramente. Ma perché non ne racconta nel suo libro visto che vi si parla anche del Carnevale!?

Il libro, così come mi raccontava la stessa nipote professoressa Maria Teresa Castiglione la cui abitazione in piazzetta Benincasa ebbi a frequentare assiduamente per alcuni anni, ha avuto una gestazione non facile. La sua pubblicazione avvenne infatti postuma, e fu un gesto d’amore della stessa nipote nei confronti dello zio che tanto aveva fatto per lei sin da quando era rimasta orfana. Ad occuparsene fu il professore D’Onofrio che si trovò a dover selezionare diverse centinaia di fogli con vari appunti, a volte solo accennati, e tanti dei quali andati pure dispersi. Quindi l’opera, seppur vasta e valida, avrà sicuramente potuto risentire di una qualche, se pur forzata, privazione. In ogni caso, in assenza di precisi documenti, le testimonianze del Navarra, ad di la di qualsivoglia legittima e diversa opinione, vanno comunque trascritte tra le tante utili notizie atte a ricostruire pezzi di storia del nostro antico Carnevale.

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