Non vi è prova che le lesioni furono provocate dall’ascia: agirono per difendere la famiglia. Assolti coniugi di Cerda per lesioni aggravate
Il Tribunale riconosce l’assenza di elementi probatori e accoglie la linea difensiva dell’avv. Giovanni Macina: agirono per difendere la famiglia.

Termini Imerese – Si è concluso con un verdetto di assoluzione il processo a carico di M.D.G., 55 anni, e della moglie C.C., 46 anni, accusati (il primo come esecutore materiale, la seconda come istigatrice) di aver provocato gravi lesioni facciali ad un vicino di casa durante un violento alterco notturno avvenuto a Cerda nel 2020.
L’accusa aveva richiesto 2 anni di reclusione per il marito e 8 mesi per la moglie.
Il Tribunale ha accolto la tesi difensiva dell’avv. Giovanni Macina, secondo cui non vi era prova certa che le plurime fratture facciali riportate da D.D., 45 anni, fossero state causate da colpi di ascia inferti dall’imputato così come raccontato dallo pretesa vittima alle forze dell’ordine.
Secondo quanto emerso durante il dibattimento, però, le lesioni potrebbero essere state autoprocurate dall’uomo stesso, nel corso di una rovinosa caduta, mentre tentava di fuggire, dopo avere inveito e lanciato piante contro i coniugi e la loro abitazione.
L’imputato M.D.G., infatti, esasperato dell’ennesima violenta ed immotivata “sfuriata” del D.D. (in evidente stato di ebbrezza), preoccupato per il precipitare della situazione e temendo per l’incolumità della propria famiglia, imbracciò un’ascia e rincorse D.D. per tutto l’isolato con l’intento di allontanarlo. Il rocambolesco inseguimento terminò con la rovinosa caduta del D.D.
Fu, poi, lo stesso M.D.G. a chiamare i carabinieri e l’ambulanza.
Determinanti, ai fini della decisione, le contraddizioni dei testimoni, i filmati delle telecamere di sorveglianza, gli audio registrati e la relazione dei RIS di Messina, che non ha rilevato tracce ematiche o DNA sulla presunta arma.
“I miei assistiti hanno agito per tutelare se stessi e la propria famiglia da un’aggressione improvvisa e incontrollata che stava degenerando” ha dichiarato l’avv. Giovanni Macina, difensore dei due coniugi imputati. “La sentenza riconosce finalmente che la verità emersa nel processo è ben diversa da quella raccontata dalla presunta vittima».
Il giudice ha così assolto entrambi i coniugi dal reato di lesioni personali aggravate, ritenendo insussistenti gli elementi probatori richiesti per una condanna.
Entrambi gli uomini coinvolti – D.D. e D.G.M.. – sono stati invece condannati rispettivamente a sei e tre mesi per danneggiamento e minacce, in relazione agli atti violenti compiuti durante l’episodio. Non è escluso, pertanto, che la vicenda possa
proseguire in appello, riaprendo, così, un nuovo capitolo giudiziario già caratterizzato da una lunga e complessa istruttoria dibattimentale.







