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Palermo: Ritorna l’apertura serale della Badia Nuova, piccolo gioiello serpottiano

I visitatori potranno ammirare la seicentesca chiesa della Madonna di Monte Oliveto

Ritornano le aperture serali della Badia Nuova, alle spalle della Cattedrale. I visitatori potranno ammirare la seicentesca chiesa della Madonna di Monte Oliveto (conosciuta anche come chiesa dei seminaristi), a pochi passi dalla Cattedrale di Palermo, gli stucchi del grande Giacomo Serpotta e del fratello Giuseppe, le opere di Pietro Novelli, Gioacchino Martorana e Giuseppe Patania. L’appuntamento avrà luogo in via dell’Incoronazione, all’angolo con piazzetta Sett’Angeli a Palermo, Sabato 13 gennaio 2018, dalle 18 a mezzanotteIn maniera del tutto eccezionale viene aperta al pubblico, la piccola chiesa faceva parte del monastero di S. Maria di Monte Oliveto, sede dell’antico Arcivescovado fatto edificare da Gualtiero Offamilio e poi abbandonato nel XV secolo. Dal 1512 le monache olivetane ripristinarono il complesso e, tra il 1622 e il 1624, affidarono il progetto di ampliamento a Mariano Smiriglio. Restaurato nel dopoguerra, l’edificio oggi è sede del Seminario Arcivescovile di Palermo.

Il prospetto tardo-manieristico è ripartito in più ordini ed è segnato da forti membrature, volute e losanghe. L’interno è a navata unica con due altari per lato e un coro all’ingresso sostenuto da quattro colonne di ordine tuscanico in marmo grigio di Billiemi. Il prezioso sottocoro è ornato da stucchi di Giuseppe e Giacomo Serpotta e da affreschi di Filippo Tancredi con “Le storie della vita della Vergine”, mentre alle pareti del vestibolo sono altri quattro affreschi entro cornici mistilinee dorate, con gli episodi della vita di Santa Rosalia. Le pareti della navata sono elegantemente decorate da paraste e stucchi serpottiani; nella volta sono conservati gli affreschi di Pietro Novelli con l’“Ascensione di Cristo” e le “Storie di Santi”. Il presbiterio è introdotto da un arco trionfale e si chiude con un’abside quadrata da cui si accede alla sacrestia nota anche come “Cappella delle sorelle Spatafora”, affrescata da Filippo Tancredi e impreziosita da un altare in marmi mischi, ai lati del quale sono due “teatrini” con scene della “Natività” e della “Presentazione al Tempio”, attribuite a Procopio Serpotta.

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