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PRIGIONIERO AL SESTO PIANO: L’ASCENSORE È ROTTO DA TRE MESI, DISABILE VENTILATO NON PUÒ CURARSI

L’appello disperato da una casa popolare di Termini Imerese. Lo IACP ci ignora. Senza ascensore è impossibile trasportare l'ossigeno e raggiungere l'ospedale. È un sequestro di persona.

TERMINI IMERESE Da novanta giorni il mondo di un disabile di 92 anni si è fermato alla porta d’ingresso del suo appartamento, al sesto piano di un complesso di edilizia residenziale di proprietà dello IACP di Palermo. L’immobile di trova nel complesso di via Beato Agostino Novello, esattamente in via Michele Palmieri, al civico 4.

Per lui, affetto da una grave patologia che lo costringe alla ventilazione assistita, l’ascensore non è un comfort, ma un salvavita. Un salvavita che però è fuori uso da oltre tre mesi, trasformando la sua abitazione in una prigione di cemento.

Una situazione oltre il limite

La gravità della condizione clinica del residente non permette margini di errore: l’uomo necessita di visite specialistiche urgenti e del costante approvvigionamento di presidi medici. Con l’ascensore guasto, anche una semplice visita di controllo diventa un’impresa impossibile. “Siamo stati lasciati soli”, denunciano i familiari. “Abbiamo già inviato diverse PEC ufficiali allo IACP di Palermo e, per conoscenza, anche al Comune di Termini Imerese, ma il silenzio delle istituzioni è assordante. Qui non si tratta solo di un guasto tecnico, si tratta del diritto alla vita”.

Il paradosso del sopralluogo: “Sei mesi per la riparazione”

A sollevare il velo di indifferenza sulla vicenda è intervenuta l’associazione “Aiuto Per Thermae Himerae”, che in questi giorni ha preso a cuore il caso sollecitando con forza dai familiari. Grazie a questo intervento, lo scorso martedì 10 febbraio, i tecnici dello IACP insieme alla ditta autorizzata hanno finalmente effettuato un sopralluogo.

Tuttavia, l’esito del controllo ha dell’incredibile: -secondo quanto riferito dall’associazione- i tempi previsti per il ripristino della funzionalità dell’impianto sarebbero di circa sei mesi. Una tempistica che, per chi dipende da macchinari salvavita al sesto piano di un palazzo, suona come una condanna.

L’appello alle istituzioni

“Sei mesi di attesa significano negare a un cittadino fragile il diritto fondamentale alle cure per un tempo infinito”, -ribadiscono i sostenitori dell’associazione-. Il sesto piano, senza un impianto elevatore funzionante, resta una barriera insormontabile anche per i soccorsi d’urgenza. La famiglia e l’associazione chiedono ora un intervento di forza da parte del Sindaco di Termini Imerese e della Procura, affinché lo IACP provveda a una riparazione immediata o a soluzioni alternative d’urgenza. “Non aspetteremo che accada l’irreparabile mentre la burocrazia conta i mesi sulla pelle dei malati”.

Intanto, il disabile il 23 e il 24 febbraio deve recarsi in strutture ospedaliere per delle visite urgenti che comprometterebbero la sua salute.

Il tempo delle attese è scaduto: il calendario della salute non aspetta i tempi della burocrazia. Nelle giornate del 23 e 24 febbraio infatti, il paziente è atteso in strutture ospedaliere per visite specialistiche indifferibili. Saltare questi appuntamenti significherebbe compromettere irrimediabilmente un quadro clinico già estremamente precario: un rischio che la famiglia non è più disposta ad accettare nel silenzio delle istituzioni.

“Senza un ascensore funzionante, -concludono i familiari- la mancata presentazione alle visite mediche si trasformerebbe in una scelta forzata dalle conseguenze potenzialmente tragiche, di cui lo IACP e gli enti competenti saranno chiamati a rispondere nelle sedi opportune. Se entro il 23 febbraio l’ascensore non sarà riparato, saremo costretti a chiamare i Vigili del Fuoco e i Carabinieri per far uscire il malato di casa in sicurezza.”

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