
CEFALÚ. Dietro i banchi di scuola: ecco il “sistema” che sfruttava docenti e frodava lo Stato. Il filone d’indagine conferma il quadro accusatorio: falsificazione dei progetti formativi, paghe irregolari e richiesta di restituzione degli stipendi a 118 lavoratori. Già sequestrato oltre un milione di euro.
Un intreccio di sfruttamento del lavoro e maxi-truffa ai danni dello Stato. È il grave quadro accusatorio che emerge dalla notifica di Avvisi di Conclusione delle Indagini disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Termini Imerese.
I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Cefalù hanno notificato l’atto a carico di nove persone, uomini e donne di età compresa tra i 26 e i 75 anni. I soggetti, a vario titolo dirigenti e tutor di alcuni istituti scolastici paritari riconducibili a una cooperativa sociale, sono ritenuti responsabili di sfruttamento del lavoro e truffa aggravata.
Il doppio fronte dell’accusa
Gli investigatori hanno raccolto elementi oggettivi che delineano un meccanismo illecito su due fronti:
1. Lo Sfruttamento del Lavoro: Il filone d’indagine, già emerso nel 2024 con misure cautelari, aveva individuato ben 118 lavoratori costretti ad accettare non solo condizioni retributive irregolari, ma anche l’inquietante richiesta di restituzione di parte della paga percepita, pratica che ricorda il caporalato nel settore agricolo.
2. La Truffa Aggravata allo Stato: La presunta frode si sarebbe concretizzata nella falsificazione di documenti. Gli indagati avrebbero falsamente attestato la regolarità dei progetti formativi e, in particolare, la frequenza ai corsi da parte degli alunni. L’obiettivo era indurre in errore il Ministero dell’Istruzione e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia, al fine di ottenere indebiti finanziamenti pubblici.
L’inchiesta si consolida
Le attuali notifiche rappresentano la naturale e definitiva prosecuzione di un’indagine avviata nel 2023. Essa aveva già portato, nel maggio 2024, a un sequestro preventivo per equivalente di oltre un milione di euro, che includeva immobili, conti correnti, autovetture e denaro contante.
Nonostante il sequestro, il Tribunale di Termini Imerese aveva nominato un commissario giudiziale per garantire la continuità dell’attività didattica. Gli avvisi di conclusione indagini odierni consolidano il quadro accusatorio, confermando l’esistenza di un vero e proprio “sistema” che sfruttava il personale scolastico per massimizzare il profitto attraverso la falsificazione dei dati didattici a danno delle casse statali.



