Rispolverando tra i miei ricordi d’infanzia, quello del Giovedì Santo è uno di quei giorni che più mi è rimasto impresso nella mente; infatti anche a casa mia, così come in altre, si “portava alla luce” u lavureddu che era stato seminato qualche settimana prima.
Era questa una bella tradizione, molto apprezzata da tutti i bambini, che vi partecipavano come fosse un gioco. Si prendeva un piatto fondo e lo si riempiva di cotone idrofilo o di stoppa; poi vi si adagiava sopra una manciata di grano o di lenticchie, e si bagnava il tutto. Il piatto veniva quindi riposto al buio per una decina di giorni, chiuso dentro un armadio o in un baule; avendo cura di spruzzarvi ogni tanto un poco di acqua. Inutile dire che la curiosità nei bambini era davvero tanta; e spesso si andava a sbirciare per vedere la “magia” della crescita.
Bastava poco per fare germogliare i semi; che alla fine, come tenera erbetta, venivano legati con nastrini colorati e portati in chiesa la mattina del Giovedì Santo per poterne ornare gli Altari della Reposizione; meglio conosciuti come Sepolcri. Quello di preparare i lavureddi non era un Rito fine a se stesso; infatti, secondo antiche credenze contadine, quei germogli venivano anche considerati come segno di rinascita e di propiziazione per la fertilità dei campi, principale fonte di sostentamento.
Sempre a proposito di lavureddi, tanti antropologi ci fanno sapere che questa tradizione aveva radici ben più antiche. Pare infatti che già i Fenici, con l’avvicinarsi della primavera, usassero mettere al buio, all’interno di contenitori di terracotta, semi di vario tipo che una volta germogliati servivano proprio ad abbellire il sepolcro delle loro divinità. Anticamente poi, a rendere più misteriose e suggestive le funzioni religiose della Settimana Santa, contribuiva pure il fatto che i Riti venissero ancora celebrati in latino. Non fu più così a partire dalla prima Domenica di Quaresima del 1965; una data che molti degli stessi cattolici e tra questi pure il Papa Emerito Ratzinger, considerarono infausta.






