Telo Quaresimale del XVIII° secolo ritrovato a Montemaggiore Belsito
È di un anno fa il ritrovamento di un antico telo quaresimale risalente al XVIII° secolo attribuIto verosimilmente al famoso Filippo Randazzo, autore di numerosi dipinti ed affreschi nella parrocchia ‘Sant’Agata’ di Montemaggiore
L’importante opera, ritrovata in un baule nei locali adiacenti alla Basilica del paese, sarà esposta durante tutto il tempo di quaresima nella Chiesa Madre. I teli quaresimali, molto in voga fino alla metà del secolo scorso erano una parte integrante delle celebrazioni liturgiche quaresimali. Venivano issati con lo scopo di coprire l’altare e tutte le effigi poste dietro ad esso. Durante la liturgia della risurrezione che avveniva nella notte tra il Sabato Santo e la domenica di Pasqua, il telo era abbassato di colpo lasciando apparire dietro l’immagine del Cristo Risorto. Questo genere di effetti speciali è caduto in disuso a seguito delle importanti riforme liturgiche messe in opera dal Concilio Vaticano II (1962-1965).
Il telo montemaggiorese nello specifico, con i suoi 15 metri di altezza e 9 di larghezza sarebbe uno dei più grandi di cui si ha notizia nel palermitano, secondo solo a quello di ‘San Domenico’ a Palermo. Risalente alla prima metà del 1700 è attribuito a Filippo Randazzo: “questo – ci ha spiegato Don Salvatore Panzarella – per la vastità di opere dello stesso autore presenti a Montemaggiore. Comparando inoltre il telo con i dipinti di attribuzione certa e analizzando gli aspetti formali, risultano numerosi gli elementi in comune”. Si tratta di olio su una pesante trama di lino e la scena raffigura il momento della deposizione. Cinque i personaggi raffigurati: tre donne, Maria madre di Gesù che sostiene il corpo morto del figlio, Maria Maddalena, raffigurata mentre sta per cospargere di olio i piedi del Cristo, una comparsa femminile nel retro e due uomini, Giovanni il discepolo e Nicodemo. Queste le ipotesi che è possibile fare analizzando i racconti evangelici.
“L’esposizione – ha voluto precisare il parroco – non avrà alcuna funzione teatrale o scenica durante le celebrazioni, cosa per altro non consentita dai libri liturgici, ma si inserisce in un percorso più ampio di riscoperta dei tesori di Montemaggiore. Lo stesso percorso che mi ha portato, insieme ad alcuni volontari, ad istituire il museo parrocchiale e che vedrà le bellezze della nostra parrocchia protagoniste di future manifestazioni”.
La capacità di creare un impressionante gioco di luci usando solo due colori in contrasto con i colori naturali del lino, la maestosità delle dimensioni e la comunicazione del pathos del momento, rintracciabile nella morbidezza dei tratti e degli sguardi, consacrano ancora una volta il Randazzo come uno dei massimi esponenti del suo tempo. Non resta allora altro da fare che seguire sui social l’hashtag #randazzopinxit e recarsi a Montemaggiore per ammirare l’importante ritrovamento.
Photo by Maurizio Dolce






