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Termini Imerese: C’era una volta il Palazzo Cicala – di Nando Cimino

Aveva preso il suo nome dalla famiglia che lo aveva costruito facendone la sua residenza. Si trattava di un ricco casato

Per quel che si tramanda, quello dei Cicala fu a lungo considerato come il palazzo privato più grande e austero della città. Poteva contare anche su un vasto giardino e si trovava a Termini bassa a pochi passi dalle antiche terme.

Aveva preso il suo nome dalla famiglia che lo aveva costruito facendone la sua residenza. Si trattava di un ricco casato che gli studiosi ritengono provenire dalla Liguria, e giunti a Termini attratti dai floridi commerci della città. Ma proprio relativamente alla costruzione del palazzo troviamo qualche notizia più precisa in un manoscritto del sacerdote termitano Don Giò Andrea Guarino che così ne parla:

“…Dissi Nobile Famiglia Cicala, perché il detto Don Baldassare fù Giurato di questa Città nel 1637 come si legge nella tabella di pietra sopra Porta d’Ercole, seù Porta Felice, quale fù nel suo tempo fabbricata…Di più il detto Don Baldassare Cicala fabricò dalle fondamenta il Palazzo colle sue mura, che poi nel dipartimento che fecero li suoi figli Eredi Universali, fù valutato per Onze 400…”.

Ci dice quindi il Guarino che il palazzo fu fatto costruire nel seicento da Don Baldassare Cicala; e specifica pure che in quel tempo il terreno era una “Silba lavorativa”, ovvero uno spazio coltivato di cui risultavano proprietari Don Giuseppe e Don Vincenzo Solìto. Il palazzo rimase proprietà della famiglia per tanti anni fin quando non arrivò nelle mani della chiesa; o meglio nella disponibilità di un ordine religioso, quello dei Gesuiti.

I Gesuiti, lasciando la loro originaria sede, che era quella della chiesa di San Vito nella odierna Piazza Umberto, si erano trasferiti nel nuovo collegio edificato nel 1629 nella attuale via Roma. Ma, avendone appunto la disponibilità, pensarono di utilizzare il palazzo Cicala come “Casa Santa”; ovvero come luogo dove praticare i loro ritiri spirituali.

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Passano altri anni e l’antico Palazzo Cicala, adeguato allo scopo, cambia nuovamente la sua destinazione d’uso; divenendo stavolta un carcere. Fino ad allora i detenuti termitani scontavano la loro pena nelle anguste celle poste sotto la casa comunale in piazza Duomo, o nelle prigioni del castello. E proprio di quel vecchio palazzo Cicala divenuto carcere, ci da notizie il prof. Giuseppe Navarra che così ne scrive:

“…Era un grosso edificio quadrangolare nerastro, a più piani, ubicato ad una decina di metri ad oriente del Grand Hotel…passandovi vicino, si udiva l’incessante martellamento dei secondini che picchiavano sulle inferriate delle finestre per constatarne l’interezza. Questo sinistro suono che echeggiava continuamente nell’aria, ed il frequente passaggio, in quei pressi, delle persone ammanettate, non poteva essere bene accetto ai clienti del Grand Hotel, che allora godeva grande fama ed era frequentatissimo da persone anche di nazionalità estera…”.

Il palazzo Cicala, nelle sua funzione di carcere, era quindi ancora esistente ed attivo fino agli inizi del novecento. Di una sua “auspicata” chiusura si parla per la prima volta in un documento comunale del 1901 (foto); ma Il suo abbattimento, dovuto anche a motivi di stabilità, avverrà allorché nel 1909 si darà inizio ai lavori di riqualificazione della intera area dove, da li a qualche anno, verrà realizzata la Villa Aguglia. Nel frattempo a Termini veniva costruito anche il nuovo carcere, detto dei Cavallacci, che andava ad occupare parte del giardino di pertinenza della chiesa dei Cappuccini.

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