Termini Imerese: Il primo Fistinu del Beato Agostino – di Nando Cimino
Gli storici ci narrano che fu Il Granduca di Toscana a far dono della prima Reliquia del Beato alla città di Termini dopo lunghe pratiche ed attive mediazioni
Il Giovedì che precede l’ultima Domenica di Agosto ogni anno a Termini Imerese si celebrava l’arrivo in città della Sacra Reliquia del Beato Agostino Novello; ovvero il prezioso braccio custodito nella nostra Maggior Chiesa dentro un’urna d’argento.
Gli storici ci narrano che fu Il Granduca di Toscana a far dono della Reliquia alla città di Termini dopo lunghe pratiche ed attive mediazioni. Essa arrivò nella nostra città a bordo di una nave in una calda giornata di fine estate del 1620, giusto 400 anni fa; e qui venne accolta dai termitani con espressioni di giubilo. Le autorità, in un apposito palchetto sfarzosamente addobbato e fatto erigere per l’occasione al porto, tennero i discorsi ufficiali prima che un pubblico notaro redigesse l’atto di consegna fatta al magistrato della città e da questi all’Arciprete del tempo. Seguì una imponente processione con canti di lode e giubilo, che ne accompagnò il trasporto alla Maggior Chiesa; dove il Senato termitano decretò che, affinché negli anni seguenti non fosse cancellata la memoria di sì fausto avvenimento, “….ogni anno si commemorasse a pubbliche spese con straordinaria solennità…”.
Le autorità del tempo avevano quindi decretato che, non il 19 Maggio giorno della salita al cielo del Beato, bensì quella dell’arrivo della sua prima Sacra Reliquia dovesse tenersi la festa; o meglio quella che per noi termitani tutti fu, almeno fino al 1976, “u fistinu”. Inutile a questo punto rinverdire vecchie polemiche sulla opportunità dell’avere trasportato la festa al 19 Maggio, facendola di fatto morire; vi riporto invece questo stralcio molto bello di una omelia fatta nel nostro Duomo da Padre Antonino Indovina, proprio durante il festino di Agosto del 1942:
“….Alzalo questo tuo braccio che visibilmente ci ha protetti. Alzalo questo tuo braccio che si alzò tante volte per benedire e assolvere i Sommi Pontefici, alzalo questo tuo braccio e benedici i nostri pensieri, i nostri affetti, i nostri desideri, le nostre aspirazioni. Che la tua benedizione ci accompagni nei travagli della vita….”.





