Oggi, nonostante la distanza, l’autore, vuole raccontare al mondo cosa si prova nel proprio cuore, abitando lontani dalla terra natia. È il caso di Antonello, un Siciliano che ha lasciato la Sicilia giovanissimo. Il suo cuore però è rimasto profondamente legato alla sua terra.
Antonello Di Carlo nasce a Palermo il 26 maggio del 1974, trascorre la sua giovinezza in parte a Sclafani Bagni e a Montemaggiore Belsito. Figlio di una insegnante di lettere e di un ex dipendente postale, ha frequentato il Liceo Classico Gregorio Ugdulena a Termini Imerese dove si è diplomato. Dopo le scuole nel 2000 si trasferisce a Reggio Emilia e nel frattempo a Modena ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza e il biennio di specializzazione post-laurea presso la Scuola di Specializzazione in pratiche legali. Diventato un consulente aziendale, Antonello coltiva una passione, quella per la poesia anche se da sempre è stato appassionato di letteratura, arte, storia, filosofia e di filologia.

Viaggio in Sicilia
– Proemio
A questo mio lavoro dar vorrei eleganza e decoro,
alla maniera dei poeti più eccelsi che hanno usato i proemi in modi diversi.
A ugual guisa di Omero, Tasso, Virgilio e Ariosto, alla mia poetica avventura intendo dar corso.
Nel rispetto della metrica e dell’arte poetica, faccio appello alle Tre Ninfe di derivazione ellenica.
Così del mio italiano viaggio, mesto, assaporo, il suo lieto presagio,
le sensazioni, i colori, i suoni e gli odori, di una terra di cui tanto ho letto
e che mi apprestò a conoscere con massimo diletto.
Con spirito coeso e atavico, son pronto ad allontanarmi
senza rammarico, dalla mia terra e dalla mia natural dimora
ma tutto ciò non mi sconforta e non mi addolora.
Parto per ricercar storia, arte e nuovi passaggi,
che mi arricchiranno e sazieranno i miei classici appannaggi.
Ho organizzato tutto con la massima precisione,
l’avventura mi guida, spazio alcuno non lascerò all’improvvisazione.
Kniep e i miei fedeli compagni, son pronti a seguirmi e a rincuorarmi
qualora, durante il mio lungo itinerario, stanchezza e conforto offuscheranno il mio documentario.
Rileggo per l’ultima volta il mio taccuino, compagno inseparabile, prezioso e adamantino,
in esso trovo appunti e istruzioni che per mesi ho raccolto,
raccomandazioni, notizie ed ogni loro segreto risvolto.
Tale viaggio eccita i miei sensi, son pronto a sopportare anche i turbamenti,
poiché, son certo con tutto il mio ardore
e nell’affermare ciò Dio mi è testimone,
che nella Terra dei miti e dei templi il mio essere riceverà i più piacevoli appagamenti.
Innanzi all’Onnipotente giuro e di ciò son sicuro
che, a differenza di chi mi ha anticipato, descriverò la Trinacria in modo accorato.
Senza remora alcuna, prometto, che ne racconterò anche il difetto
e che col mio siciliano viaggio, l’Isola dei miti non spoglierò di alcun retaggio.
Riedesel, “come un breviario e un talismano”,
stringe forte nella sua possente mano, le sue siciliane annotazioni,
per prevenir dell”incognito le complicazioni e per assicurare, senza indugiare,
sicurezza e serenità al nostro viaggiare.
Con questa terra e il suo ellenismo mi trovo in un edonistico parallelismo,
il mio spirito di avventura e la mia attenzione per la natura
diventeranno il corollario per un perfetto itinerario.
Delle sirene odo i canti ammaliatori,
di Acireale scorgo già i faraglioni,
una ciclopica creatura, mi minaccia da una marina altura.
Come l’Odisseo di omerica estrazione vola alta la mia immaginazione,
che tra poco si fonderà con l’anelata beltà, preludio e sintesi di tutta la mediterraneità.
Sto raggiungendo la culla del mito, che affascinò anche l’allemanno Federico,
qui una Scuola fondò con fervore e di essa ne divenne mecenate e noto fattore.
Accoglieva notai, giuristi, con Lui diventavano poeti e artisti.
Sotto la sua protezione, e con la sua supervisione,
nacque la Scuola poetica siciliana, che riferimento e faro fu per la lingua toscana.
Di ciò che asserisco con sì fatte argomentazioni,
Dante, Cavalcanti e Guinizzelli mi sono utili testimoni.
Interloquirò da vicino con la natura multiforme e variegata,
in maniera ancor più stringente e appagata, condurrò un viaggio estetico e introspettivo
che suscita l’interesse e la curiosità di tutto l’immaginario collettivo,
soprattutto di quello mitteleuropeo e germanico
e in questo viaggio, io Johann Wolfgang Göthe, di essi sarò emissario ordinato e organico.






