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Trabia: Verrà presentato oggi il libro “Il partigiano Totó” di Giuseppe Campagna

L'evento alle ore 19:30 presso la Bottega della Cultura in via Ottavio Lanza, 5 a Trabia

Il libro è stato scritto da Giuseppe Campagna, 65 anni, docente di Trabia, che ha voluto raccontare la testimonianza del padre durante il periodo della Resistenza.

PREMESSA

La ricerca delle proprie radici, la necessità di mettere ordine ai propri ricordi, il desiderio di portare a conoscenza di figli e nipoti il passato e il fondamento della propria esistenza civile e soprattutto, il dovere di un figlio di rendere onore al proprio genitore per una vita spesa per la famiglia tenendo alti i propri ideali, mi hanno dato l’input per scrivere queste pagine. Inoltre mi sento in dovere di esprimere la mia idea, su fatti storici importanti, su un passaggio fondamentale nella nascita della Repubblica: La Resistenza.

Giuseppe Campagna

 

PREFAZIONE del Professore Massimo Natoli

Quando l’amico e collega Giuseppe Campagna mi ha invitato a leggere la storia del Partigiano Totò, in un primo momento sono rimasto sorpreso, poi ho pensato a quante volte, davanti ad un caffè, a piccole dosi, mi aveva raccontato aneddoti e vicende della Resistenza che aveva appreso per bocca del padre e di come quei racconti ogni volta accendevano di orgoglio il suo sguardo. Ricevuta la copia del racconto, con curiosità ho iniziato la lettura e ne sono rimasto avvinto, perché, con capacità letterarie a me sconosciute, Giuseppe è riuscito a fondere i il vissuto privato di Totò e della famiglia Campagna, del piccolo centro di Trabia nella provincia di Palermo e le vicende dell’intero popolo italiano. Per questo ho accolto con piacere l’invito a scrivere poche righe a mo’ di prefazione. La vicenda si svolge dall’11 Aprile 1940, giorno del diciannovesimo compleanno di Totò Campagna, all’estate del 1945 quando fa ritorno a Trabia. Tutti i personaggi che incontriamo nel racconto sono comparse che aiutano a comprendere il carattere e la tempra del piccolo ribelle, poi scanazzato e poi ancora, giovane soldato dell’Italia fascista.

Giunto al 72° reggimento fanteria di Vittorio Veneto grazie alla sua vitale intraprendenza, Totò impara in breve tempo a scrivere a macchina, diventa prezioso attendente del Capitano, compra un grammofono per partecipare alle feste di ballo che si svolgono in paese. Tuttavia l’arrivo del Settembre 1943 cambia tutto improvvisamente e nella confusione di quei giorni, Totò è chiamato a compiere una scelta importante. I soldati lasciati allo sbando non sanno se aderire alla 8 Repubblica sociale, darsi alla fuga, affiancare i titini oppure appoggiare i partigiani e lottare, in una terra occupata dai nazifascisti , per la libertà e la democrazia. Totò “Terrore”, con la determinatezza e la fierezza che lo contraddistinguono, decide di percorrere quest’ultima strada.… ”Si rifugia, armato di fucile e con gli amici nel bosco del Cansiglio dove nella primavera del ’44 stabiliva la sede di comando una delle prime formazioni partigiane della “Divisione Nino Nannetti”, poi veste i panni di anonimo collaboratore di un mulino e di notte con la sua bici va in giro ad attaccare volantini di propaganda per la causa partigiana. Non si perde mai d’animo e non si lascia sopraffare dallo sconforto e di fronte al plotone di esecuzione riesce in qualche modo a mostrare il suo “Papier”; lascia passare che gli salva la vita. Il racconto non è mai banale, l’autore in più passaggi ribadisce che non si possono raccontare queste vicende personali senza tener conto del contesto storico. Ci parla delle misere condizioni di vita del popolo italiano a cui venivano razionalizzati beni di prima necessità, dell’’incoscienza con cui il duce mandò allo sbaraglio i giovani italiani, della vigliaccheria con cui la classe dirigente italiana si comportò dopo l’armistizio, così come dei tribunali partigiani, delle rappresaglie e delle vendette che si consumarono a guerra conclusa.

L’autore racconta gli eventi con spiccata naturalezza e sincera passione rimanendo fedele allo spirito del partigiano Totò, che lungo il corso della sua vita si è guardato bene dall’ enfatizzare le storie che lo videro protagonista, prima in guerra e poi nel paese natio, dove continuò ad affrontare a testa alta altri prepotenti e altri pericoli, sempre con la schiena dritta e lo sguardo fiero. Lo stesso sguardo che ha saputo lasciare in eredità ai figli, a coloro che lo hanno conosciuto e a quanti, grazie anche a questo racconto, avranno modo di conoscerlo.

Massimo Natoli

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