Il Governo stanzia cento euro per i sanitari di terapia intensiva e rianimazione. Gli unici a prendere l’indennità di rischio per l’emergenza Coronavirus (che sarebbero 100 euro al mese in più in busta paga) sono i reparti di terapia intensiva e rianimazione.
Nessun sanitario di Pronto Soccorso degli ospedali provinciali percepisce il bonus perché secondo la legge non sarebbero a rischio.
Ed intanto in questi giorni di emergenza i Sindacati continuano a combattere per far si che gli venga riconosciuto questo diritto. Motivo: le Aziende Ospedaliere avrebbero detto ai sindacati che “nei Pronto Soccorsi i positivi al Covid19 non rimangono a contatto tanto tempo con i sanitari. Diverso è invece nei reparti di terapia intensiva e rianimazione”. Gli stessi però si trovano in busta una indennità di rischio pari a cento euro.
Di fatto un paziente (non solo quelli positivi al Covid-19) ma anche con meningite, tubercolosi, polmonite, prima di essere ricoverati passano dal Pronto Soccorso. Li infatti, gli viene fatta diagnosi stando a stretto contatto con il personale poi, quando vengono ricoverati nei reparti, già gli operatori sanitari sanno di cosa si tratta e si adoperano attuando tutte le procedure di rischio contagio.
Alla luce delle scale di probabilità e gravità dei rischi utilizzate sui luoghi di lavoro per la valutazione dei rischi previste dalla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs:81/08), sarebbe giusto dunque, riconoscere l’indennità di rischio e di lavoro disagiato anche al personale medico ed infermieristico dei servizi di emergenza ed urgenza dei Pronto Soccorsi e non solo ai loro colleghi delle terapie intensive e sub intensive.
Di fatto in un Pronto Soccorso i pazienti critici non possono essere trasferiti se prima non vengono stabilizzati e, quindi chi si occupa di loro? Medici infermieri e OSS che in questi giorni di emergenza lavorano in Pronto Soccorso anche più di 24 ore.






