Termini Imerese: Il Carnevale dei Napoletani – di Nando Cimino
La prima cosa che mi venne raccontata, sul Carnevale Termitano, fu che ad “inventarlo” erano stati un gruppo di napoletani
Quando sul finire degli anni settanta, per conto di qualche giornale e di una tivù locale incominciai ad occuparmi del Carnevale Termitano, la prima cosa che mi venne raccontata fu che ad “inventarlo” erano stati un gruppo di napoletani.
Una storia suggestiva che mi fu riportata dal Prof. Franco Amodeo, dal Cav. Ignazio Casamento e qualche tempo dopo confermata anche dal Prof. Rosario Castronovo. Nei loro racconti si narrava di un gruppo di napoletani, detti i “napolitì” ed in particolare di una famiglia di nome Giuffrè che ogni anno, e siamo nella metà dell’ottocento, fuori porta Palermo organizzavano una festa di Carnevale. I nostri antenati ci avevano tramandato il ricordo di una festa campagnola con banchetti rustici, scherzi e giochi e con, nel finale, il rogo di un pupazzo che tutti chiamavano u nannu.
Sicuramente una bella storia che qualche nostro smanioso concittadino ha frettolosamente archiviato come leggenda metropolitana e sulla quale personalmente e senza fretta, ho però sempre cercato di saperne di più. Oggi, alla luce delle nuove recenti scoperte, possiamo affermare che quella storia, se non vera, è comunque molto verosimile. Scopriamo infatti, e me ne ha dato conferma il Prof. Antonio Contino, studioso serio ed attendibile, che a Termini esisteva veramente ed è documentata, la presenza di una famiglia di nome Giuffrè intesa “Napolitì”.
A ‘nciuria Napolitì, così come ci dice lo stesso Contino, gli era stata presumibilmente data proprio perché originari del napoletano e pure per distinguerli da altri Giuffrè presenti a Termini; e tra questi quelli detti “i ciciràra”. Si trattava nel nostro caso di una famiglia economicamente agiata di allevatori contadini che vantavano numerose proprietà ed in particolare proprio fuori Porta Palermo dove, vale la pena ricordarlo, ancora non esisteva l’attuale quartiere che prenderà corpo tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento e dove, a ricordo di quella ben nota famiglia, esiste ancora oggi la via Napolitì.
Ne il Prof. Franco Amodeo ne il Casamento ne il Prof. Castronovo quando lo raccontavano sapevano ancora della reale esistenza di questa famiglia, di cui avevano appreso solo da racconti tramandati a voce. E quindi, dopo avere avuto oggi conferma della loro effettiva presenza a Termini, perché non dovremmo credere anche al fatto, ed è l’unica cosa per la quale vengono ricordati, che siano stati loro i primi organizzatori di un Carnevale strutturato!? Ma la storia continua e qui viene il bello.
Nel 1876 nasce nella nostra città la “Società del Carnovale”; sodalizio presente anche a Palermo ed in altre città italiane. Ne fa parte un nostro esuberante concittadino, il giovane Giuseppe Patiri il quale, in un suo proclama, ci da implicita conferma che a Termini esisteva già una festa di Carnevale organizzata. Ma a questo punto mi sono chiesto: “Che fine hanno fatto i Giuffrè “napolitì” di cui da quel momento non sentiremo più parlare? E’ una mia teoria che va verificata; ma è molto probabile che la stessa Società del Carnovale abbia potuto assorbire al suo interno e sin dall’inizio, anche esponenti di quella famiglia; che ricordiamolo era famiglia agiata e doveva sicuramente aver rapporti anche con la borghesia locale.
E la mia non è certo una teoria campata in aria; infatti io stesso nelle mie ricerche, mi sono recentemente imbattuto in un documento in cui proprio per conto di quel comitato del Carnevale, gli amministratori locali, nei giorni 8 e 12 Febbraio 1877 concedevano l’uso del teatro comunale a tale Pasquale Giuffrè di anni 40. Quindi ritroviamo un Giuffrè anche all’interno della “Società del Carnovale”. Ognuno a questo punto tragga le proprie conclusioni.





