Termini Imerese: Sciolto il Consiglio Comunale – di Nando Cimino
Era l'undici Dicembre del 1892 quando il fatto accadde, a seguito di un Regio Decreto di Sua Maestà Umberto I° che provvide subito a nominare un Commissario Straordinario ovvero il Consigliere di Prefettura Cav. Federico Arcamone
Fu sciolto e subito commissariato il comune di Termini Imerese per gravi irregolarità commesse durante la gestione del Sindaco Cav. Mariano Lo Faso. Era l’undici Dicembre del 1892 quando il fatto accadde, a seguito di un Regio Decreto di Sua Maestà Umberto I° che provvide subito a nominare un Commissario Straordinario ovvero il Consigliere di Prefettura Cav. Federico Arcamone.
Ma quali erano stati i motivi che avevano portato a tale decisione? Lo apprendiamo attraverso la specifica richiesta, che a seguito di una informativa, venne fatta al Re dal Primo Ministro Giolitti, e nella quale era così scritto:
“……Sire, una inchiesta fatta di recente a Termini Imerese ha dimostrato che le cose di quel Comune non vanno bene. Molti servizii si trascinano da anni ed anni in tristi condizioni, perché considerazioni estranee all’interesse pubblico si oppongono a miglioramenti e riforme. Si fanno pagamenti eccedenti le somme stanziate in bilancio, e non sempre sono essi giustificati. Si ritarda la pubblicazione e la riscossione dei ruoli delle tasse comunali, ciò che porta incaglio al servizio di cassa. I proventi del Dazio Consumo, dovrebbero costituire il maggiore reddito del Comune, ma stanno al di sotto d’ogni legittima previsione, perché non sono appaltati, e non va esente da gravi appunti il modo nel quale procede quel servizio tenuto in economia. Anche la Polizia Urbana è servizio condotto in economia; costa molto e non corrisponde alla spesa. La manutenzione delle strade è data a trattativa privata, sminuzzata in piccoli lotti, di un importo che sta al disotto delle 500 lire per sfuggire al controllo dell’asta pubblica. Per le Guardie Campestri il Comune sostiene una forte spesa ed è generale il lamento perché la proprietà non è tutelata. A muovere l’inerzia degli Amministratori non valgono più gli eccitamenti dell’autorità locale, epperò mi onoro proporre alla M. V. il provvedimento consentito dall’articolo 268 della legge Comunale e Provinciale”.
Questo quanto asserito dal Giolitti a cui fece seguito una lettera di protesta da parte del Sindaco Lo Faso il quale, dopo varie argomentazioni, sostanzialmente contestava il fatto che quando era stato eletto, aveva trovato le casse comunali vuote e quindi senza soldi non gli era facile amministrare! Correva l’anno 1892.





