RubricaTermini Imerese

A Termini Imerese il San Francesco di Manzo – di Nando Cimino

Lo scultore, nato nella nostra città il 24 ottobre del 1913, era il quarto di cinque figli; e si appassionò all'arte della scultura osservando gli scalpellini che lavoravano nella azienda artigianale del padre, un piccolo industriale del marmo

Con i suoi 3,50 metri di altezza, e almeno fra quelle in bronzo, la si può considerare come una delle statue più grandi e suggestive che si possono ammirare in Sicilia e che raffigurano San Francesco. Vi parlo del monumento che si trova a Termini Imerese davanti alla antica chiesa di Santa Maria di Gesù, detta la Gancia; opera che venne realizzata proprio da un termitano, Alessandro Manzo.

Lo scultore, nato nella nostra città il 24 ottobre del 1913, era il quarto di cinque figli; e si appassionò all’arte della scultura osservando gli scalpellini che lavoravano nella azienda artigianale del padre, un piccolo industriale del marmo. Frequentò l’Istituto d’Arte e l’Accademia di Belle Arti di Palermo, entrando in contatto con alcuni dei più importanti maestri e vincendo anche borse di studio. Già a venti anni realizzava lavori di notevole valore artistico, che ebbe modo di esporre con successo in numerose occasioni.

Fu in seguito titolare di una cattedra proprio nello stesso Istituto d’Arte di Palermo, dove insegnò scultura; formando, a sua volta, tanti nuovi giovani artisti. Alessandro Manzo, che durante la sua carriera ebbe modo di realizzare numerose e apprezzatissime opere, moriva a Palermo il 29 luglio del 1994. La statua di Termini Imerese venne realizzata dall’artista sul finire degli anni sessanta; ma la sua effettiva collocazione avvenne con qualche anno di ritardo; ovvero il 12 gennaio del 1974. Successe infatti, e ben lo ricorda il dott. Giuseppe Ognibene che ne seguì le vicende, che il monumento, caparbiamente voluto da padre Luigi Leonardi, per mancanza di fondi rimase sistemato alcuni anni in chiesa in attesa della definitiva posa.

Lo si doveva infatti collocare non nel posto in cui attualmente si trova, bensì al centro della piazza dove, nel frattempo, era stata opportunamente predisposta una bella ed ampia aiuola. La grande base in marmo, allo scopo progettata, costava però troppo; e si dice pure che qualcuno dei frati non si fosse trovato d’accordo sulla scelta. Riteneva infatti, che li messo, il monumento non risultava visibile in prospettiva, dal fondo della via Palmeri; strada che conduce alla chiesa. Passò così qualche anno, prima che l’opera del Manzo, grazie anche alle generose offerte dei fedeli, venisse finalmente sistemata; ma stavolta davanti al sagrato della chiesa e su una meno costosa base in calcestruzzo progettata dall’architetto Piero Ricotta.

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Qui vi si legge, inciso nel cemento, il famoso verso ripreso dal “Cantico delle creature”, ovvero: “Laudato sii mi Signore per madre terra, per frate foco, per sora acqua“. Dopo la posa della statua, anche la Piazza, che prima si chiamava della Gancia, prese la nuova denominazione di Piazza San Francesco d’Assisi.

Tornando al “nostro” Alessandro Manzo aggiungiamo che egli, oltre che come valente artista, viene ricordato anche come persona mite e socievole; e la città, riconoscente, dopo la sua morte, volle intitolargli pure una strada. Aggiungiamo a questo testo anche una nota popolare; riferendovi che nella parlata in uso a Termini Imerese il nome Francesco è riportato anche con le varianti di: Cicciu, Cecè, Ciccinè, Ciccu, Ciddù, Cicciuzzu. Lo ritroviamo pure in una nota filastrocca che fa: “Cicciu bacchetta lassau a porta aperta trasiu un puddicinu e Cicciu è mannarinu, u mannarinu era amaru e Cicciu è calamaru, u calamaru era chiusu e Cicciu è pirucchiusu”. Mentre, un ben noto proverbio siciliano particolarmente caro ai contadini delle nostre zone, recita a sua volta: “Pi San Franciscu nesci u cauru e trasi u friscu”!

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