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Buonfornello Caselli autostradali della vergogna: intascavano i soldi dei pedaggi, sospesi 5 esattori del CAS e un tecnico

L'indagine della Polizia Stradale a Buonfornello e Cefalù svela un sistema collaudato di peculato: oltre cento gli episodi contestati a singoli dipendenti. Nei guai anche il manutentore della rete informatica.

TERMINI IMERESE – Un meccanismo ripetitivo, rapido e apparentemente invisibile, ideato per sottrarre sistematicamente il denaro dei pedaggi autostradali versato dagli automobilisti. È quanto emerso dall’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, che ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari interdittive della durata di sei mesi. i provvedimenti, emessi dal Gip dott.ssa Irina Cirincione ed eseguiti dalla Polizia Stradale di Palermo (Sottosezione di Buonfornello), colpiscono cinque impiegati del Consorzio Autostrade Siciliane (C.A.S.) con la qualifica di agenti tecnici esattori e il dipendente di una ditta privata di manutenzione informatica.
Il monitoraggio e le telecamere nei gabbiotti
L’inchiesta è scattata in seguito a un esposto dello stesso C.A.S., accortosi di pesanti anomalie contabili lungo l’autostrada A/20 (Messina-Palermo), in particolare nei caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. Il monitoraggio interno aveva evidenziato una netta sproporzione tra il numero effettivo di auto in transito e gli incassi registrati.
Le successive indagini si sono avvalse di intercettazioni ambientali e telecamere nascoste piazzate dalla Polizia Stradale sia all’interno che all’esterno delle cabine di esazione (come mostrato nel fotogramma delle videoriprese nell’immagine image.png). I filmati hanno documentato i dettagli di un “collaudato espediente” attraverso cui gli indagati abusavano della propria funzione pubblica.
Il trucco del “biglietto dimezzato”
Il modus operandi era quasi sempre lo stesso: l’esattore riceveva il biglietto e il denaro contante dall’automobilista (ad esempio 10 euro), ma anziché inserire il ticket nel “ricevitore di pista” per contabilizzare l’incasso reale, utilizzava un secondo biglietto precedentemente contraffatto o recuperato, che indicava una tariffa irrisoria (anche di soli 0,90 euro). A quel punto il biglietto originale veniva smagnetizzato con una spillatrice e gettato via, permettendo all’operatore di intascare la differenza in contanti.
Per massimizzare i profitti illeciti, alcuni indagati sono arrivati a disattivare intenzionalmente le corsie dotate di cassa automatica tramite sbarra e semaforo rosso, costringendo il flusso di veicoli a convogliare verso il proprio gabbiotto.
I numeri dell’indagine
I reati contestati si concentrano in un arco temporale ristretto, tra il novembre 2025 e il gennaio 2006. In soli tre mesi sono stati registrati centinaia di episodi: per i singoli esattori si va da un minimo di 13 fino a picchi di 103 e 108 singoli reati di peculato, con micro-appropriazioni quotidiane tra i 7 e i 15 euro a transito. Il dipendente della ditta privata, incaricata della manutenzione dei sistemi informatici del C.A.S., è invece gravemente indiziato di aver concorso in 33 episodi di peculato insieme a due dei casellanti.
Nelle motivazioni del provvedimento, il Gip ha sottolineato la disinvoltura e la sistematicità delle condotte, evidenziando come i casi isolati rappresentassero in realtà un frammento di un ben più ampio e radicato sistema di illeciti. Sottoposti a interrogatorio preventivo, tutti gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La Procura ha infine precisato che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che la diffusione del comunicato mira anche a stimolare la collaborazione e le denunce da parte dei cittadini, correggendo al contempo alcune inesattezze circolate in ambito istituzionale.

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