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IL RICORDO DEL GIUDICE ROSARIO ANGELO LIVATINO NEL SUO TRENTACINQUESIMO ANNIVERSARIO DALL’UCCISIONE.

Oggi il trentacinquesimo anniversario del giudice ragazzino operatore di pace/giustizia e servitore della Legalità ucciso il 21 settembre 1990.

Oggi, 21 settembre, è il 35esimo anniversario della morte del Giudice Rosario Angelo Livatino, ucciso il 21 settembre 1990, mentre con la sua vecchia Ford Fiesta si recava, senza scorta, al tribunale di Agrigento. Egli si rivolse ai suoi sicari dicendogli: che vi ho fatto? Nella sua vita ha testimoniato con fermezza la giustizia e la Fede cristiana ed infatti ogni giorno prima di recarsi in Tribunale a svolgere le sue funzioni di magistrato era solito fermarsi a pregare dinanzi una Chiesa, segno dunque di un totale abbandono alla volontà di Dio, alla sua parola e al suo Vangelo che di certo testimoniava nei luoghi lavorativi e non.

Rosario Livatino è il primo magistrato Beato nella storia della Chiesa cattolica che gli ha riconosciuto il martirio “in odium fidei”. Proprio il 9 maggio 2021 nella Cattedrale di Agrigento il giudice ragazzino venne proclamato beato in occasione dell’anniversario della visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nella città dei Templi.

Il giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia, percorre la stessa strada di don Pino Puglisi, anche lui martire ed ucciso “in odio alla fede”. Papa Francesco mette lo stesso sigillo su Livatino, tanto da poter – a mio avviso – affermare che Puglisi e Livatino sono accomunati dallo stesso martirio in “odium fidei” accettato con eroicità Cristiana. Un particolare che mi ha colpito è che in fondo alle agende di Livatino il cosiddetto “giudice ragazzino”, gli inquirenti trovarono invece una sigla “s.t.d.” il cui significato era “sub tutela dei” “sotto la protezione di Dio”. In occasione della beatificazione venne realizzata la reliquia che gira tutta l’Italia dalle chiese, alle scuole, ai carceri ecc… Si tratta della teca contenente la camicia insanguinata che Livatino indossava il giorno dell’agguato.

Rosario Livatino è stato un giudice esemplare, un faro di legalità e giustizia che ha pagato con la vita il suo incrollabile impegno contro la mafia. La sua eredità non è solo un monito contro la corruzione, ma un esempio luminoso di come l’integrità morale e la fede possano guidare l’azione umana al servizio del bene comune, diventando un modello di vita per le generazioni future.

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