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La Resurrezione a Mezzoggiorno e “A cacciata du Riavulu” – di Nando Cimino

Secondo antiche credenze si riteneva che dopo la Morte di Gesù, il diavolo prendesse il sopravvento; ed in quei giorni dominasse su tutta la terra

Fin nei primi anni cinquanta la Resurrezione di Cristo avveniva il Sabato a Mezzogiorno; e proprio in quel momento, soprattutto nei quartieri popolari della nostra città, si scatenava una bolgia indescrivibile. Secondo antiche credenze si riteneva che dopo la Morte di Gesù, il diavolo prendesse il sopravvento; ed in quei giorni dominasse su tutta la terra.

Questo faceva pensare a chi sa quali disgrazie; ed ecco che in tanti, soprattutto il Venerdì Santo, preferivano non lavorare. Restavano a casa muratori, pescatori, contadini; ed anche ai bambini che uscivano in strada per giocare, le nonne raccomandavano: “Stai attentu ca per’ora cumanna u riavulu”! – Ecco quindi che il momento della Resurrezione, oltre che essere ansiosamente atteso, veniva percepito quasi come una liberazione. Ed infatti giusto a mezzogiorno, dopo che il sacerdote aveva proferito il “Gloria in excelsis Deo” e le campane iniziavano a suonare a distesa, tutti si precipitavano in strada a batter pentole e coperchi, suonar trombette e gridare a squarciagola. Anche qualche cacciatore imbracciava il fucile sparando pericolosamente in aria; le donne, davanti casa con una tavoletta od un mestolo di legno, cosa che vidi fare anche a mia nonna, battevano sulle porte urlando: “Nesci riavulu, trasi Signuri, arrivisciu lu Sarvaturi”.

Gli stessi bambini, incoraggiati dai grandi, percorrevano di corsa le strade del rione gridando; e tanti trascinavano, attaccate ad un filo, vecchie latte recuperate qua e la facendo un rumore fragoroso. C’era anche qualche “valoroso” che, non si sa come, riusciva a legare le buatte alla coda di qualche malcapitato cane che, suo malgrado, diventava anche lui protagonista di questa incredibile baraonda. Insomma per la “cacciata du riavulu”, così in tanti la chiamavano, non ci si faceva mancare proprio nulla e per una buona mezzora lo schiamazzo era assicurato; con “buona pace” del diavolo che “spaventato” se ne era ritornato all’inferno!

Anche la radio, che in quei giorni aveva trasmesso solo musica sinfonica, rimandava in onda ballabili ed allegre canzonette. Pure i pastori rimettevano a capre e buoi i campanacci che erano stati tolti per non fare rumore; e qualcuno, festosamente, ne agghindava le corna con nastrini colorati. La riforma liturgica voluta da Papa Pio XII° cambiò radicalmente queste abitudini ed oggi, come sappiamo, la Resurrezione di Cristo non avviene più in pieno giorno bensì nella tarda notte del Sabato.

Ancora a proposito della Resurrezione a Mezzogiorno…..a scanso di equivoci, ed a beneficio di quanti non sanno o non credono che la Resurrezione avvenisse il Sabato in un clima di gioiosa festa propongo alcuni articoli di stampa di vari autori:

…..Il Sabato Santo si attendeva che verso le nove del mattino le campane mute dal Giovedì Santo sera fossero “slegate” e riprendessero a suonare….Stranezza di cui ci si è ormai scordati: già il Sabato Santo al mattino Cristo era «Risorto»! Certo, c’era poi la Domenica con la Messa Festiva, a cui la gente partecipava più numerosa….. (estratto da LA STAMPA Cultura)

…..Fino a pochi anni fa, scioglievano le campane il Sabato Santo verso le ore 11,30Mezzogiorno. I fedeli, raccolti a migliaia sulla collina, attendevano il Gloria. Nell’attesa, gruppi di giovani e ragazzi improvvisavano giochi ormai quasi scomparsi: e cciáppuli, a petra, ai soldi. ai birilli…..(estratto da “Usi e costumi del Sabato Santo a Paternò”)

….Era il giorno del Sabato Santo in casa fervevano I lavori di pulizia per prepararsi alla Resurrezione del Signore, che sarebbe stato annunziato dalle campane a festa, a Mezzogiorno…..quel Mezzogiorno mentre le campane suonavano a festa, e tutta la gente affacciata sulla strada guardava il cielo, come se fosse possibile vedere il Signore Risorto….(estratto da “Dal sogno alla conoscenza di se” di Maria V.M. Carrassi)

Quello che voglio quindi precisare è che ciò che scrivo nei miei articoli non sono cose inventate, ma frutto di personali ricordi e di quelli di tanti anziani le cui testimonianze ho raccolto negli anni. Peraltro, avendo trascorso la mia infanzia in un quartiere popolare, ed essendo la mia stessa famiglia di origini contadine, ben ne conosco talune dinamiche che probabilmente ad altri sfuggono.

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