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Lavoro in cambio di voti: Agli arresti Salvino Caputo, il fratello ed un autista

Tra gli indagati ci sarebbe Loredana Bellavia, assessore al Comune di Termini Imerese. L’indagine è partita dopo una segnalazione anonima per assenteismo nei confronti di un dipendente comunale di Termini Imerese, Agostino Rio

Nel corso dell’inchiesta, la Procura di Termini Imerese, diretta da Ambrogio Cartosio, ha accertato “dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altre utilità”, questa l’accusa.

L’indagine dei Carabinieri del comando provinciale diretto da colonnello Antonio Di Stasio si riferisce alle Regionali del Novembre 2017, in cui era candidato Mario Caputo detto Salvino. Ai domiciliari è finito così, Salvino Caputo, avvocato, ex sindaco di Monreale, già deputato all’Ars. Stessa accusa, anche per il fratello Mario, avvocato monrealese, candidato non eletto durante le ultime elezioni dell’Ars nelle liste del movimento “Noi con Salvini” e il termitano Benito Vercio, di 62 anni, autista all’Assemblea Regionale Siciliana, adesso pensionato ed accusato di essere un “procacciatore di voti”.

I Carabinieri del provinciale di Palermo hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dall’ufficio Gip del Tribunale di Termini Imerese su proposta della procura della repubblica. Sono stati individuati dagli inquirenti almeno dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro. Ma la compravendita di voti non è l’unico fatto al centro dell’indagine. La misura cautelare, infatti, è stata applicata per il reato di “attentato contro i diritti politici del cittadino”. Gli indagati, secondo gli investigatori, “avrebbero indotto con l’inganno gli elettori all’esercizio del loro diritto politico in senso difforme dalla loro volontà”.

In particolare, i fratelli Caputo avrebbero fatto in modo che, a fronte della candidatura all’Ars di Mario, gli elettori pensassero che il proprio voto servisse a sostenere la candidatura del più noto fratello Salvino, che invece era incandidabile ai sensi della “Legge Severino” e secondo quando stabilito dal codice di autoregolamentazione dei partiti, deliberato dalla Commissione Parlamentare Antimafia. Mario e Salvino Caputo, dicono i pm, avrebbero attivato, durante la campagna elettorale, “una serie di meccanismi per trarre in inganno l’elettorato”. In particolare, sia i manifesti elettorali che i volantini distribuiti recitavano solo il cognome del candidato “Caputo” (omettendo qualsiasi foto) e, nella lista, Mario aveva fatto aggiungere al proprio nome il falso appellativo “detto Salvino”, con il quale era invece conosciuto il fratello.

Inoltre, in numerosi comuni della provincia di Palermo Salvino si presentava come se fosse lui e non il fratello, il reale candidato. Nell’inchiesta risulta indagato anche Alessandro Pagano, coordinatore della Sicilia occidentale di “Noi con Salvini” e appena eletto alla Camera. La procura di Termini Imerese ha chiesto autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni emerse nei suoi confronti. Attraverso il suo legale, l’avvocato Nino Caleca, Pagano fa sapere che “darà il consenso all’utilizzo delle intercettazioni” e che “ha sempre operato in difesa dei principi di legalità e correttezza”. Ma nell’indagine sono coinvolte circa venti persone. Ci sono anche l’assessore comunale alla Pubblica istruzione di Termini Imerese, Loredana Bellavia, il consigliere comunale Michele Galioto e dipendenti comunali fra i quali Agostino Rio, bibliotecario arrestato nei mesi scorsi con l’accusa di assenteismo. L’indagine è partita da un esposto anonimo dell’aprile 2017 proprio su questa vicenda.

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“Salvino Caputo – ha detto il Procuratore nella conferenza stampa – era soggetto ad uso ad atti contra legem, quali il voto di scambio, attività che esercitava in modo sistematico”. L’inchiesta condotta dalla sostituta procuratrice Anna Domenica Gallucci contesta ai fratelli Caputo non solo la compravendita di voti ma anche l’ipotesi di reato di attentato ai diritti politici dei cittadini. Il procuratore Cartosio parla di “stratagemma utilizzato per ingannare gli elettori”: nei manifesti elettorali si faceva cenno solo al cognome Capito, senza indicazione del nome. E nella lista, il riferimento a “detto Salvino”.

L’inchiesta è nata da un esposto anonimo arrivato in Procura. Si faceva riferimento a un dipendente comunale, Agostino Rio, custode della biblioteca. Secondo le accuse durante le elezioni comunali di Termini Imerese procacciava voti per due consiglieri dell’attuale maggioranza, Loredana Bellavia e Michele Galioto, che adesso sembrerebbe che risultino essere indagati. Bellavia, del movimento di Salvini, è anche assessore della giunta cittadina presieduta da Francesco Giunta.

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Alle Regionali, Agostino Rio era invece impegnato per Caputo, insieme ad alcuni “grandi elettori”, come li definiscono i magistrati. I fratelli Caputo avrebbero promesso posti di lavoro e anche il sostegno per il superamento del test di accesso al corso di scienze infermieristiche.

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