Termini Imerese: Era accusato di tentata estorsione aggravata, il Gup lo assolve con formula piena
Finisce così una brutta vicenda che ha visto protagonista un noto commerciate di Termini Imerese

Il commerciante Termitano vittima di questa storia è Michele Sarraino, di 47 anni, nato e residente a Termini Imerese, proprietario di una polleria nei pressi di Piazza Sant’Antonio. L’uomo è stato indagato nel del 2013, quando un giovane di Termini Imerese lo accusa di conoscere chi poco prima aveva commesso una rapina nella sua villetta di campagna. In quell’occasione, quattro uomini armati di pistole e con addosso delle uniformi della polizia di stato entrato in piena notte nell’abitazione di un quarantenne che si trovava a casa con moglie e figli. Minacciano i coniugi e fuggono con un bottino di oltre cinquanta mila euro: trentaquattro mila euro in denaro contante, un orologio Rolex e diversi oggetti in oro.
La vittima non presenta denuncia e chiede all’amico di sempre il perché della rapina. Michele Sarraino consola l’amico e dice di non preoccuparsi e che può contare sempre sul suo aiuto. Sarraino lo invita a riflettere e “ingenuamente” lo consiglia, in caso di richiesta di denaro, a stare alle condizioni di chi si presentasse. In poche parole cerca di tranquillizzare l’amico per la perdita del Rolex dicendogli che qualcuno chiederà dei soldi per la restituzione. Da queste parole però l’amico crede che a sapere tutto della rapina è proprio Sarraino e che la richiesta estortiva sarebbe un piano organizzato dallo stesso, e così, ad ogni uscita e ad ogni telefonata registra tutto.
Dopo circa dieci giorni dalla rapina si presenta dai carabinieri ad esporre denuncia. Secondo l’accusa Michele Sarraino avrebbe agito in concorso con una terza persona al fine di far ottenere alla presunta parte offesa l’orologio Rolex sottratto durante la rapina, ottenendo così in cambio una somma di denaro per la restituzione dell’orologio. A conclusione delle indagini, nel maggio 2015 viene arrestato. Il processo però viene inserito nel calderone delle indagini relative ai mandamenti madiosi si San Mauro Castelverde, Trabia e Termini Imerese dove nel 2016 finirono in manette 74 persone tra boss ed estortori nell’operazione “Black cat”.
Di fatto Michele Sarraino non c’entra niente con il clan mafioso ma, sarebbe stato inserito in quel procedimento perché la rapina sarebbe stata commissionata proprio da alcuni boss, ora in carcere. Per tutta la durate delle indagini nelle intercettazioni non sarebbe mai uscito il nome di Michele Sarraino. L’unico ad averlo accusato sarebbe proprio l’amico che si sarebbe “convinto” che lo stesso, in qualche modo, facesse parte della banda che in piena notte è entrata nella sua abitazione per compiere la rapina.
Dopo quasi due anni dai fatti, il Gup del Tribunale di Palermo, Fabrizio Anfuso, ha assolto dal reato di tentata estorsione aggravata, Michele Sarraino, difeso dall’avvocato Guido Fiorani, con formula piena, “il fatto non sussiste”. Finisce così una vicenda che ha lasciato il segno a tutta la famiglia Sarraino. “Finalmente è stata fatta giustizia – ha detto Michele Sarraino – si è concluso un incubo che ha coinvolto tutta la mia famiglia. Ho avuto problemi di salute e pesanti problemi con la mia azienda, ma sono riuscito a dimostrare la mia estraneità ai fatti”.






