Termini Imerese: U Nannu del Carnevale Termitano – di Nando Cimino
U Nannu, raffigurato anticamente da un semplice pupazzo di paglia e pezze, intendeva rappresentare una figura di estrazione popolare e, nel nostro caso, essenzialmente legata alla società agro-pastorale del tempo

Sicuramente non starò qui a rivelarvi i nomi di chi ne veste abitualmente i panni; piuttosto cercherò di spiegarvi, iniziando proprio dal Nannu, origine e simbologia di queste due maschere. Vi ho già detto che nel nostro carnevale di inizio ottocento, il personaggio principale della festa era solamente u Nannu; raffigurato allora da un semplice pupazzo di paglia e pezze che, così come in altri carnevali siciliani, intendeva rappresentare una figura di estrazione popolare e, nel nostro caso, essenzialmente legata alla società agro-pastorale del tempo.
La “trasformazione”, se così si può dire, avviene allorquando giungono in città le attuali maschere in cartapesta che, probabilmente prese a modello dal carnevale palermitano, non furono però subito utilizzate per la pubblica festa cittadina bensì, come ci è stato raccontato, solo per i balli in maschera nei palazzi della borghesia locale. Ma anche dopo la loro “adozione” a simbolo del carnevale termitano, cosa che avviene nel 1900, il vecchio pupazzo di paglia e pezze non scomparve del tutto. Infatti, nonostante lo svolgersi della festa incominciava pian piano a modificare le sue originarie caratteristiche campagnole, rimase comunque l’usanza di bruciare il Nannu; cosa che ovviamente con la nuova maschera “vivente” non sarebbe più stata possibile.
Il “nuovo” Nannu quindi si trova ad indossare vesti diverse; e quasi a prestar fede al detto “Vestiti zzuccuni ca pari baruni”, smessi i panni lerci del contadinotto viene accolto nei salotti bene della città. Ma l’abbigliamento elegante e luccicoso, non riuscirà a nasconderne l’indole e le origini popolari; egli infatti, a differenza del Nannu palermitano di inizio novecento che ci viene descritto in atteggiamento contegnoso e quasi nobiliare, si agita e si dimena; fa il beffardo e l’irriverente prendendosi gioco di tutti. E questa sua doppia personalità ci rimanda, in qualche modo, agli antichi saturnalia romani; durante i quali era d’uso il ribaltamento sociale ed ai servi veniva consentito di schernire i padroni.
E cosa dire ancora di questo nostro Nannu che, noncurante di nascondere le proprie origini contadine, ogni anno dal suo carro dileggia il popolo mostrando finocchi, ravanelli, carciofi! – Vedete quanto fascino c’è dietro e dentro una maschera? Basta saperne leggere i contenuti senza preconcetti e soprattutto senza fermarsi alle apparenze; ma anche antropologicamente scavando, nell’animo del personaggio e delle persone che fin qui hanno contribuito a scriverne la storia. Le contaminazioni, o presunte tali, anche laddove esistenti non sempre assumono identici significati; ma si impregnano a tal punto di elementi autoctoni e di caratteristiche proprie da farne, come nel nostro caso, un unicum che non può più considerarsi indotto o genericamente assimilabile.





