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Termini Imerese: La storia della Via Napolitì – di Nando Cimino

Ma chi era questa famiglia; e si chiamava veramente così?

Nel quartiere di Porta Palermo, sorto alla fine dell’ottocento, esiste una via che porta il nome di Napolitì. Un nome, se non strano, quantomeno particolare; nome che in un vecchio stradario cittadino degli anni 80, curato da Enzo Giunta, viene genericamente attribuito a quello di una “omonima famiglia”. Ma chi era questa famiglia; e si chiamava veramente così?

Il nome Napolitì è in realtà quello che noi definiremmo come ‘nciuria; infatti documenti ritrovati durante talune ricerche sia dal professore Contino che dal sottoscritto, testimoniano del fatto che il vero nome di tale famiglia fosse Giuffrè. A Termini la presenza di questa famiglia è attestata almeno sin dai primi anni del settecento; e con ogni probabilità devono questa ‘nciuria al fatto che le loro origini fossero napoletane.

I Giuffrè, intesi Napolitì, si erano tramandati nel tempo il mestiere di contadini allevatori; qualche componente della famiglia coltivava vigneti e vendeva vino, altri commerciavano animali. Dei loro discendenti erano ancora presenti nella nostra città fin verso la fine dell’ottocento. Da alcuni atti comunali di quel periodo, risulta infatti che avessero intenzione di aprire un grande macello proprio in quella zona di Porta Palermo dove, prima che vi si costruisse il quartiere, ed ecco il motivo del nome dato alla strada, vantavano la proprietà di una vasto appezzamento di terreno.

Ma il nome dei Napolitì è legato anche alla storia del nostro Carnevale. Si racconta infatti che già agli inizi dell’ottocento, proprio in quelle terre che si trovavano a ridosso della cinta muraria cittadina, questa famiglia usasse festeggiare pubblicamente il Carnevale. Si narra in particolare che ciò accadesse il Martedì Grasso e che vi si organizzassero grigliate, bevute, balli e giochi, che si concludevano a sera con il rogo di un pupazzo, ovvero u nannu.

Questa ultima parte di storia, tramandata a voce, non trova concordi tutti gli esperti; ma, alcuni ragionamenti logici, sembrano invece avvalorare tale tesi. E’ comunque certo, ed ormai i documenti lo testimoniano, che nella nostra città una famiglia di nome Giuffrè intesa Napolitì sia veramente esistita ed abbia dato il suo nome a quella strada.

Nella foto di copertina uno dei documenti del settecento presi in esame, e che alla riga 7 riporta il nome di tale Ignazio Giuffrè alias Napolitì, che svolgeva l’attività di tavernaro.

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