Termini Imerese: Come si festeggiava anticamente San Mrasi – di Nando Cimino
San Biagio o, come si dice nella parlata termitana San Mrasi, è il Santo Protettore della gola; e per tale occasione era tradizione preparare i panuzzi per farli benedire
“Pa Cannilora nescinu i carmuci, pa Brasalora c’è l’auru e duci” – Era questo un antico detto termitano che si ripeteva il 3 di Febbraio; giorno dedicato a San Biagio la cui ricorrenza cade proprio dopo quello della Candelora.
San Biagio o, come si dice nella parlata termitana San Mrasi, è il Santo protettore della gola; e per tale occasione era tradizione preparare i panuzzi. Erano dei piccolissimi pani rotondi che tanti devoti per “prummisioni” facevano in casa; e che dopo essere stati benedetti venivano distribuiti alla fine della messa o portati a casa per essere donati ad amici e parenti.
Anche il sacerdote ne faceva preparare in proprio; e durante la giornata, nel corso delle funzioni religiose li divideva ai fedeli in cambio di una piccola offerta. C’e da dire che fin quando le condizioni della chiesa lo consentirono, le celebrazioni in onore di San Biagio si tennero nella vecchia Cattedrale di San Giacomo; dove se ne conservava una bella statua lignea del XI°secolo (nella foto) oggi invece esposta nella nostra Chiesa Madre.
In genere questi panetti recavano anche incisa la effige del martire con pastorale e mitra; e questo grazie a dei piccoli stampi che allora, vista la diffusione di tale usanza, erano anche facilmente reperibili. I panuzzi di San Mrasi, prima di essere mangiati, venivano accostati alla gola; ed il gesto, preceduto dal segno della croce, veniva spesso accompagnato da talune improvvisate e personali invocazioni che ognuno esternava per proprie particolari esigenze. Una di queste mi fu riferita anni fa da una anziana signora e faceva così:
“Santu Brasi ca martiri siti
li me cannarozza prestu sanati,
ca vinni ni vui a priari cu firi
pi quantu stu mali m’avissi a passari”.





