La sala Gialla del centro per la giustizia minorile è stata intitolata a Don Pino Puglisi. “Da noi ci sono ragazzi che hanno al massimo 25 anni e non hanno mai visto Padre Puglisi ma i suoi insegnamenti vanno oltre la sua vita. È giusto che nei luoghi della giustizia minorile e di comunità di Palermo – afferma Rosanna Gallo – risuoni per sempre il nome di padre Pino Puglisi, grande insegnante, educatore di strada e medaglia d’oro al valore civile, che ha speso la sua stessa vita, con passione e coraggio, per strappare i giovani del territorio alle subculture criminali e mafiose e offrire loro occasioni concrete di educazione alla legalità e buona vita”.
Alla cerimonia sono intervenuti l’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice, il procuratore della Repubblica per i minorenni di Palermo, Maria Vittoria Randazzo, il presidente del Tribunale per i minorenni di Palermo, Francesco Micela, l’assessore alle Politiche giovanili Giovanna Marano, e il fratello del Beato, Francesco Puglisi.
“Questa iniziativa ci ricorda l’atto di fiducia quotidiano di don Pino nei confronti di tutti noi – spiega l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice -. Don Pino ci ricorda che ciascuno di noi, al di là della propria provenienza o collocazione territoriale, e penso in particolare ad alcuni quartieri, porta dentro un bene che bisogna tirare fuori. Intitolargli una sala qui è anche un atto di speranza e responsabilità per noi tutti, un invito a ripartire dai più piccoli se vogliamo che ci siano giustizia e legalità”.
A ricordarlo anche gli insegnanti Gregorio Porcaro, Rosaria Cascio, don Francesco Stabile e Martino Lo Cascio, assistente sociale e fratello dell’attore Luigi, noto al grande pubblico per aver interpretato Peppino Impastato ne “I Cento Passi”. E ancora alcune classi e insegnanti del liceo classico Vittorio Emanuele II e membri dell’associazione Libera e del centro Padrenostro, che hanno donato l’immagine di 3P al Malaspina.
“L’idea di intitolare questa sala a mio fratello mi rende orgoglioso perché questo vuol dire che la sua memoria è ancora viva – dice Francesco Puglisi -. Per me i preti si dividono in due categorie: quelli che lo fanno per vocazione e quelli che lo fanno per mestiere. I primi saranno sempre un punto di riferimento e un esempio da seguire, per i secondi mio fratello sarà sempre una spina nel fianco”.






