Termini Imerese: “A Liggiuta di Vanni” – di Nando Cimino
Anticamente “i vanni”, ovvero le pubblicazioni di matrimonio, anziché essere semplicemente affissi in bacheca come avviene oggi, venivano letti direttamente ai presenti durante le celebrazioni religiose
Non so dirvi quando questa “ritualità” ebbe termine; ma sicuramente era in atto fin nel XIX° secolo. Parlo della pratica di leggere i bandi, popolarmente detti “i vanni”, ovvero le pubblicazioni di matrimonio che, anziché essere semplicemente affissi in bacheca come avviene oggi, venivano letti direttamente ai presenti durante le celebrazioni religiose.
Infatti anticamente, ad annunciare la intenzione di una coppia di voler convolare a giuste nozze, era personalmente il prete che aveva l’obbligo di “leggiri i vanni” prima dell’offertorio e per tre messe festive consecutive. La formula recitata dal sacerdote, che ho ripreso da un vecchio libro di “cose religiose” era in genere la seguente:
“Io pubblico i bandi di matrimonio fra…..e……. Se qualcuno di voi ha qualche motivo di valido impedimento, per cui questi due sposi non debbano essere uniti in santo matrimonio, deve dichiararlo”
E mi fu a tal proposito raccontato da un anziano da cui per tanti anni raccolsi i ricordi, che una volta, ma sarà sicuramente successo in tanti altri posti, proprio a Termini Imerese nella Chiesa Madre si sfiorò la rissa allorchè dopo la “liggiuta di vanni” con i nomi dei nubendi uno dei presenti, forse un pretendente respinto, si dichiarò contrario alle nozze. Alla messa, come spesso capitava, erano presenti anche alcuni parenti che infuriati e senza tener conto del luogo e del momento, si scagliarono subito contro il “contestatore”. Insomma roba di cui Manzoni avrebbe fatto sicuramente tesoro per qualche altro capitolo del suo ben noto romanzo!





