Termini Imerese: Piazza Umberto I° e Via Mazzini, il Salotto della Città – di Nando Cimino
La Piazza, oggi invasa da macchine e motorini, ha perso il suo antico fascino; e non ci sono più i personaggi che ne hanno fatto la storia. Se pur con altro nome, resiste ancora qualche attività commerciale, ed è sempre li anche l'antica Farmacia Vittorio; mentre l'inossidabile e “vecchio” Umberto I° dall'alto del suo monumento ed ormai da 120 anni, continua a veder passare il tempo e le generazioni

La Piazza Umberto I° può a ragione essere considerata una delle più importanti piazze della nostra città. Ancor prima di essere intitolata ad Umberto I° si chiamava Piazza di Sant’Andrea; nome dovuto al fatto che proprio li, a pochi passi, c’era una antica chiesa intitolata a questo santo. La chiesa fu successivamente soppressa, e divenne prima un magazzino comunale; e oggi, opportunamente ristrutturata, ospita invece un centro per anziani.
La piazza a sua volta, deve il suo attuale nome alla presenza di un bel monumento che reca un mezzobusto dedicato proprio al Re Umberto I°; anche se per verità storica occorre dire che il comune, già l’anno prima della sua posa, aveva provveduto ad intitolare la piazza. L’opera realizzata dallo scultore palermitano Domenico De Lisi, fu eretta nel 1902 grazie all’interessamento ed ai contributi raccolti dal Cav. Don Giuseppe D’Alù; uno stimato nostro concittadino. Il monumento, a differenza di oggi, era inizialmente protetto da una bellissima ed artistica inferriata che ne esaltava ancor di più l’aspetto; ed il calco del busto venne donato dallo stesso Prof. D’Alù alla vicina Società Operaia “Paolo Balsamo” di cui egli era socio. Nella piazza spicca l’elegante palazzo Sansone costruito sul finire dell’ottocento; mentre sul lato opposto, proprio ad angolo con la via Inguaggiato, c’è una bella ed antica cappella dedicata alla Madonna delle Grazie.
In questa stessa piazza, così com’è ancora oggi, già nella prima metà dell’ottocento esisteva una farmacia. Ne era gestore il Dott. Filippo Abate; e lo rileviamo attraverso un documento con il quale nel 1878 gli amministratori ne autorizzano il cambio di gestione. Ecco cosa è riportato nel verbale: “….. il Segretario passa alla lettura della nota del Sig. Sotto Prefetto del circondario datata il 29 del passato mese…con cui s’invita il Consiglio ad emettere un voto sulla dimanda del Sig. Micela Rosario da Caccamo per aprire una farmacia in questo Comune, Piazza di Santo Andrea e precisamente nel locale un tempo occupato dal defunto farmacista Sig. Abate Filippo. Data lettura di detta dimanda, e del diploma che l’accompagna…Visto il relativo regolamento 29 gennaio 1853…risultando che la detta farmacia situata nell’indicata località verrebbe a conservare dalle altre farmacie la debita distanza….considerandone l’utilità nell’interesse della salute pubblica, atteso lo scarso numero di farmacie esistenti nella parte superiore dell’abitato…Sulla proposta del presidente il Consiglio unanimemente manifesta il voto che al detto sig. Micela si permetta l’apertura e l’esercizio di una farmacia nel locale sopra indicato…”.
Non so dirvi se la farmacia Micela si trovasse proprio nello stesso edificio; ma in anni successivi, e sempre in quella piazza, a prenderne il posto fu il Dott. Ferdinando Vittorio che, intorno alla metà del novecento, ebbe anche lui a scriverne un pezzo di storia popolare. Il Dott. Vittorio infatti, come ricordano ancora tanti anziani, soprattutto durante la bella stagione e con la sua qualificata presenza, aveva fatto diventare Piazza Umberto I° un vero e proprio salotto en plein air dove teneva banco la politica. Egli si intratteneva spesso, ed anche con toni accesi, con i soci del dirimpettaio Circolo Crispi; che in estate e proprio davanti a quella farmacia, sistemavano le loro sedie di vimini e vi si accomodavano per conversare; mentre Pippinu Giardina il cameriere, faceva la spola da una parte all’altra della strada, portando giornali e vassoi con bicchieri di fresca acqua e zammù.
Un abituè della piazza era pure padre Totò Sperandeo, sacerdote della vicina chiesa di Sales che, in barba al suo ruolo di religioso, quando la discussione si faceva animata non ci pensava su due volte ad agitarsi ed “imprecare”.
Tanti ricordano che a spalleggiare il farmacista arrivava spesso anche l’amico Don Agostino Curreri e, quando era a Termini per i suoi impegni professionali, pure il Prof. Petronaci; noto dermatologo anch’esso amico personale di don Ferdinando. In buona sostanza, e questo ancora fin negli anni sessanta, quella piazza era considerata il salotto buono della città; ed anche u passiu, prima di spostarsi al belvedere, si svolgeva tutto in quella zona e nella via Mazzini, che ne è la naturale prosecuzione. Forse anche per questo, oltre alla farmacia, li erano nel tempo nate tante altre attività commerciali che avevano reso il luogo ancor più frequentato.
Siamo negli anni cinquanta e nella piazza c’era il forno di La Rocca, che restava chiuso nel pomeriggio, ma apriva già alle due di notte; infatti tra i clienti nottambuli c’erano proprio alcuni frequentatori del Circolo Crispi, che dopo aver finito di giocare a carte e prima di tornare a casa, andavano a mangiare i muffulitteddi cauri che il fornaio condiva con olio di oliva ed origano. Nella piazza, e per tanto tempo, ci fu pure una putia di frutta ed una di alimentari con salumeria; mentre ad angolo con la via Inguaggiato, proprio accanto alla cappella della Madonna delle Grazie, c’era Totò Costanza che nel suo bugigattolo vendeva calia e simenza ma pure palloncini e castagni arrustuti. Sempre sullo stesso lato, c’era il rinomato Caffè di Ignazio La Rocca; e dirimpetto, anche il chiosco di don Totò La Rocca che però era aperto solo durante la bella stagione.
C’era poi Balsamo u scarparu che riparava e vendeva calzature; ed ancora, gestite dai signori Farina e Gaeta, ben due rivendite di tabacchi e giornali che, come usava allora, vendevano anche il Chinino di Stato per curare la malaria. C’è da aggiungere che i Farina erano già in quella piazza sin dagli inizi del novecento; infatti nel 1913 vi è documentata la presenza del “Caffè Garibaldi” che era gestito da Luigi Farina di Vincenzo. Ma questo non era il solo ad essere presente in quella zona; infatti poco più avanti, ovvero al n° 15 della via del Monte, c’era anche la “Corona di Ferro” dove si potevano comprare pure superalcolici; ed il cui gestore era don Nofriu Di Cola.
Ma tornando a Balsamo il calzolaio, c’è da dire che questi era pure un ottimo suonatore di clarino e che spesso si esibiva nella vicina sala da barba di Ignazio Castiglione, che a sua volta suonava il contrabbasso. Per completare il trio, arrivava pure il professore Sariddu Castronovo con il suo violino; e le note animavano ancor più la piazza richiamando gruppetti di curiosi. Erano in verità dei concertini di prova; infatti, quando al cinema Eden arrivava qualche compagnia di avanspettacolo, il trio era sempre chiamato ad esibirsi. Nella piazza Umberto I° c’erano anche due carnezzerie; anzi per un certo periodo addirittura tre. Gli anziani però ancora oggi ricordano principalmente quelle di don Pinù Lo Presti e quella di don Pasqualinu Mantia. In ambedue era possibile trovare dell’ottima carne; ma la macelleria del Mantia era apprezzata anche perché legata ai ricordi del gustosissimo sangunazzu fatto a regola d’arte da “ronna Graziedda”. Si scannava il venerdì; ed il sangue, ancora caldo, si andava a prendere al vicino macello comunale che si trovava giusto a pochi passi, nella via allora chiamata proprio del Macello, e successivamente divenuta via Giacinto Lo Faso. Ad angolo con la via Roma Cuffaro u varberi era sempre alle prese con schiuma e rasoi e pure con le “proteste” di taluni suoi piccoli clienti che durante il taglio dei capelli si lamentavano del fatto che a machinetta era azzannata e provocava dolori non certo piacevoli. Nella piazza Umberto I° c’era anche il frequentatissimo studio del notaio Ignazio Candioto; studio che poi sarebbe passato al figlio Francesco di cui ancora oggi, tanti di quelli che come me l’hanno conosciuto, serbano un ottimo ricordo.
Nella zona c’era una ricevitoria per le scommesse della Sisal e del Totocalcio; e poi, proprio nei pressi della farmacia, anche il bar di Peppino Porto; il cui ingresso, per molti anni, venne abbellito da un folto pergolato che in estate regalava la sua piacevole frescura. Anche il Porto aveva all’esterno il suo bel chiosco dove, così come il La Rocca, durante il periodo estivo venivano servite bibite, granite e gelati. Nella piazza spiccava poi, ed è ancora oggi così, la presenza della chiesa di Santa Croce al Monte con la sua grande finestra; chiesa popolarmente conosciuta come “u Munti”. L’edifico religioso, progettato da Vincenzo La Barbera, era stato costruito nel XVII° secolo abbattendo altre due piccole chiese; ovvero quelle di San Sebastiano e di San Gerardo, di cui si vede ancora l’originario campanile. Ma quando fin negli anni sessanta nella nostra città si nominava “u munti”, spesso più che alla chiesa si faceva riferimento all’ufficio sanitario del comune; che si trovava proprio li accanto nel cortile Maltese. Mi ricordo che in una di quelle stanze semibuie e dall’aspetto poco rassicurante, venivano portati tutti i bambini a fare le vaccinazioni; e ben ricordo pure del dottore Luigi Candioto, fratello del sacerdote “Patri Gnazzinu”, che era il sanitario addetto proprio a questa operazione. Fin oltre gli anni sessanta quindi, quella piazza, ancor più che la stessa Piazza Duomo, era veramente il centro della città.
Nell’ex convento dei Padri Domenicani oggi sede della Guardia di Finanza, e che per qualche tempo aveva ospitato anche alcune aule scolastiche e una palestra, c’era poi l’Ufficio del Registro; e tanti vi giungevano anche dai paesi vicini per sbrigare pratiche. La piazza si animava ancor di più la domenica, quando vi stazionavano anche tanti contadini nel giorno di riposo, e quando arrivava pure qualche cantastorie che proprio accanto alla farmacia Vittorio montava il suo palchetto ed ammaliava il pubblico con i suoi cunti. Ad angolo con la Via Inguaggiato, sul lato opposto della cappella, nei primi anni del novecento fece pure la sua comparsa la prima pompa di benzina di Termini alta; pompa che poi, con il marchio Esso, ebbe a trasferirsi quasi di fronte nei pressi della ex chiesa di Sant’Andrea. E li c’era anche la fermata della corriera che ogni mattina scendeva da Caccamo.
Sempre nella piazza Umberto I°, e prima che vi si stabilisse l’Extrabar Scalia, nei bassi del caseggiato Lo Presti c’era anche una sala biliardo che tutti, ma non so dirvi perché, chiamavano “u bigliardu ri carburanara”. Ma la piazza Umberto I° era divenuta famosa anche per i suoi odori; infatti oltre alle macellerie ed ai bar, a pochi passi e proprio ad inizio della via Roma, c’era pure a putia di don Nardinu u panillaru; un basso buio ed angusto da dove però usciva un intenso profumo di panelle e rascatura. Alle spalle della statua, giusto al culmine della via Nuova Stesicoro, c’era poi la pasticceria Licata, rinomata per i suoi cartocci ed i biscotti te-tù; mentre poco più avanti, nell’elegante palazzo Sansone dal cui ampio balcone ebbero a tenersi anche comizi, aveva il suo laboratorio pure don Santu u dolceri, famoso per i suoi spettacolari cannoli siciliani. Li vendeva solo su ordinazione e tanti clienti venivano pure da Palermo per comprarli; il suo segreto era la scorza, la cui ricetta non volle mai svelare a nessuno.
E sempre in tema di delizie del palato, c’è da dire che proprio di fronte, nella palazzina ad angolo tra la via Lo Faso e la Via Inguaggiato, che successivamente e per molti anni sarebbe stata poi sede del Banco di Sicilia, tennero inizialmente il loro bar pasticceria anche i giovani fratelli Scalia; che in estate, proprio sul marciapiede, montavano all’aperto pure il banco con i gelati e le bibite. Anche qui i clienti non mancavano e tra questi, un giorno arrivò a sorpresa anche l’attore Aldo Fabrizi che si trovava a passare da Termini. Non vi dico ciò che successe per quella inaspettata presenza. Il momento fu subito immortalato da Lillo Marrix, giovane fotografo, che immediatamente chiamato arrivò in fretta e furia dal suo studio che in quegli anni si trovava nei pressi della chiesa di Sant’Orsola. Oggi lo studio Marrix, gestito dal figlio e dal nipote, si trova proprio nella stessa piazza Umberto I°.
Ma la piazza Umberto I° era anche la piazza di Arena u vanniaturi; che abitava li a pochi passi in via Jannelli, e che approfittava del fatto che soprattutto la domenica vi fosse tanta gente, per sistemarsi con il suo grande megafono di latta e abbanniari notizie del comune, programmi di feste o di manifestazioni a cui bisognava dare risalto. Piazza Umberto I° diventava una bolgia soprattutto a Carnevale. Qui infatti, e questo forse non tutti lo sanno, dal balcone di casa La Rocca veniva data Lettura Del Testamento; non c’era ancora u nutaru Menzapinna ma, così come ancora oggi accade, il momento era ugualmente solenne e seguitissimo. Andando verso il Duomo, la naturale prosecuzione della piazza Umberto I° è la via Mazzini, che anticamente si chiamava via del Monte; prendendo nome proprio dalla chiesa di cui vi ho già detto. Qui sulla destra, e giusto al suo inizio, oltre al Circolo Crispi c’era anche la chiesa di Santa Maria della Misericordia costruita nel XV° sec. e oggi parte integrante del Civico Museo. Fin negli anni cinquanta ne fu sacerdote padre Micela; ed in questa chiesa per alcuni anni ebbe a svolgersi il solenne novenario in onore della Immacolata di Porta Palermo che proprio da qui usciva in processione. Successivamente e fin oltre la metà degli anni sessanta, prima di essere definitivamente trasferita nella parrocchia di Sant’Antonio, l’Immacolata di Porta Palermo si festeggiò invece nella vicina chiesa del Monte che però non aveva un prete titolare.
Vi renderete quindi conto di quanto movimento vi dovesse essere in questa zona a Dicembre proprio durante il periodo natalizio, quando gli alberi della piazza venivano tutti illuminati, e vi si svolgeva pure una bella tombolata. Stessa animazione anche ad Agosto in occasione della festa Patronale del Beato Agostino Novello quando, proprio in questa via, ebbe a svolgersi per alcuni anni, “a cursa di cammareri”. Non so chi l’avesse ideata ma era veramente spettacolare ed il pubblico partecipava con entusiasmo. Alcuni camerieri, tra quelli che lavoravano nei bar della città, si sfidavano correndo con in mano un vassoio con un bicchiere colmo d’acqua; ovviamente vinceva chi arrivava primo e con il carico intatto. La gara si svolgeva in più manche mentre nella piazza la banda, allora diretta dal maestro Carotenuto, suonava allegri motivetti. Sempre nella stessa via Mazzini c’era poi anche il Circolo dei Cacciatori nelle cui vetrine facevano mostra di se tanti grossi uccelli impagliati; e per qualche tempo vi ebbe la sua sede pure un ufficio dei Vigili Urbani.
Nella stessa strada, e la ricordo personalmente, almeno fin negli anni ottanta c’era anche la fornitissima merceria Adelfio; poi anche il signor La Manna con i suoi generi alimentari, e alcuni anziani ricordano pure di due barbieri. Uno era conosciuto come Don Paulino e l’altro Santino detto “u palummaru”, perché originario di Roccapalumba. In fondo, proprio ad angolo con la Piazza del Duomo, c’era pure la famosa tipografia Corso, che in tempi più antichi era stata gestita da tale Amore, abituale fornitore del comune, e che con le sue grandi e rumorose macchine destava sempre la curiosità dei passanti. Tutti credo sappiate che a Termini, fin quando la legge Merlin non ne decretò la chiusura, c’era anche un bordello o, come tutti lo chiamavano “u casinu”. Ebbene ogni qualvolta arrivavano “nuove” donnine, queste venivano fatte salire su di una macchina e portate, in bella mostra, in giro per la città. Ovviamente una delle mete preferite di quella passeggiata “espositiva” era proprio la Piazza Umberto I° dove, per come si ricorda, le meretrici venivano fatte scendere in uno dei bar per un caffè od un gelato con lo scopo di offrirsi alla vista dei potenziali clienti.
E voglio concludere questa carrellata di ricordi della nostra Piazza Umberto I° e della via Mazzini, parlando ancora di Carnevale e del Testamento Du Nannu che veniva allora letto da un brillante Elio Lo Cicero, nipote del puparo Nino Canino. Ed infatti proprio in un testamento del 1952 si parla della nostra piazza; che evidentemente era anche la meta preferita di tanti ambulanti e che, guarda caso, anche allora lasciavano a terra le loro sporcizie. E così u nannu se ne lamenta e scrive:
“A chiazza Umbertu Primu mi dettiru di suvranu, un trattamentu raru ‘ntà casa du Nutaru; ma quannu mi svigghiai a matina ‘ntà città, di fora m’acchianava na puzza di baccalà. Isaiu lu purtali, grapiu li spurteddi e vitti tutta a chiazza china di carteddi. La chiazza Umbertu Primu mi parsi e parru chiaru, di pisci e di virdura un veru e propriu scaru…..”.
La Piazza, oggi invasa da macchine e motorini, ha perso il suo antico fascino; e non ci sono più i personaggi che ne hanno fatto la storia. Se pur con altro nome, resiste ancora qualche attività commerciale, ed è sempre li anche l’antica Farmacia Vittorio; mentre l’inossidabile e “vecchio” Umberto I° dall’alto del suo monumento ed ormai da 120 anni, continua a veder passare il tempo e le generazioni.
P.S. (A parte le fonti documentate il racconto è in gran parte frutto dei ricordi di tanti anziani che ho avuto modo di raccogliere nel tempo, e che quindi potrebbero risentire di qualche imprecisione. La foto è stata condivisa da Fabio Chiaramonte).





