I Profughi a Termini Imerese – di Nando Cimino
E' questo un triste episodio della storia d'Italia che però si intreccia anche con la storia popolare della nostra città

Oggi 10 Febbraio si celebra il “Giorno del Ricordo” in cui viene fatta memoria delle vittime delle Foibe e dell’esodo dei profughi Istriani e Fiumano-Dalmati che furono costretti dalla persecuzione comunista di Tito a fuggire dai loro territori.
E’ questo un triste episodio della storia d’Italia che però si intreccia anche con la storia popolare della nostra città; in quella occasione infatti Termini Imerese si rivelò terra di accoglienza, ospitando tanti di quei poveri esuli. Era il 1947; e già pochi mesi dopo, e proprio a Termini, iniziarono ad arrivare tanti di loro, alloggiati in un campo profughi allestito in quella che era stata una caserma militare denominata prima Flora e successivamente intitolata al Generale Giuseppe La Masa. La città ben li accolse e presto tutti ebbero ad integrarsi. Di alcuni di loro ne ho anche io personali ricordi, se pur lontani. Ricordo in particolare Nicola Persich con i suoi baffi neri che divenne poi vigile urbano, ma anche Grazzietta una bella ragazza divenuta figura popolare per essere stata per tanti anni una delle più apprezzate parrucchiere della città.
Ma il ricordo più vivo è quello legato ad Emilia, una simpatica donnina che fu l’ultima a lasciare quel campo dove, insieme al marito, abitò fin verso la fine degli anni settanta. La ricordo con particolare emozione perché proprio in alcune aule di quella caserma, ebbi modo di frequentare le scuole medie; ed attraverso una delle sgangherate finestre la vedevo tutti i giorni con il suo inseparabile fazzoletto in testa, la lunga gonna e dei pesanti calzettoni, mentre d’inverno lavava i panni in un lungo lavandino di ferro che si trovava proprio su quel grande piazzale. La ricordo pure allorché nei pomeriggi di Febbraio mi recavo di nuovo in quel posto dove in un grande capannone venivano costruiti i carri di carnevale; ed infatti, se la memoria non mi inganna, era proprio in un angolo di quel capannone che Emilia con il marito, che credo facesse il contadino, avevano ricavato la loro cucina a legna.
Sono fotogrammi di vita vissuta della nostra città che sono impressi nella memoria di tanti di noi, non più giovanissimi, e che sono stati minuziosamente descritti anche in un interessante libro di Fabio Lo Bono, dal titolo “Popolo in fuga” e che vi consiglio di leggere. Oggi quei tristi ricordi verranno riportati alla memoria con una manifestazione che si svolgerà proprio nella nostra città e che si concluderà con la deposizione di una corona d’alloro nella via che a ricordo di quei tragici eventi è stata intitolata proprio “Via dei Martiri delle Foibe”.





