Termini Imerese: San Calogero uno, due e….tre – di Nando Cimino
E' stato il primo Protettore di Termini Imerese ovvero San Calogero Eremita; per secoli unico ed amato Patrono della nostra città
Dopo avere trattato del Beato Agostino Novello e di Santa Basilla mi pare doveroso parlare anche di quello che è stato il primo Protettore di Termini Imerese ovvero San Calogero Eremita; per secoli unico ed amato Patrono della nostra città.
Calogero sin da subito conquistò il cuore dei termitani al punto che il monte dove Egli aveva abitato, pare tra il V° ed il VI° secolo, e che si chiama Eurako, venne poi popolarmente denominato San Calò. Peraltro non parliamo di una montagna qualsiasi; bensì di quella montagna che con i suoi 1326 metri sovrasta imponente la città e che, insieme allo stesso santo, ritroviamo pure effigiata nello stemma civico. Ma c’è anche da sapere che a Termini Imerese, giusto per non farci mancare niente, di Santi Calogero ne abbiamo addirittura due e forse anche tre.
Uno è l’originale e l’originario di cui vi ho già detto e di cui parleremo meglio più avanti; l’altro è il San Calogero inteso Eunuco anche lui proclamato patrono e le cui reliquie si trovano nel nostro Duomo, e poi c’è un “intruso” ovvero un San Calogero Martire che, diverso dagli altri e forse scambiato per l’Eunuco, ha trovato posto con la sua bella statua nella stessa cappella dedicata ai Santi Patroni ed in uno degli affreschi delle lunette della Chiesa Madre. Misteri della fede mi verrebbe da dire! Insomma “na matassa ‘mbrugghiata, che proveremo a dipanare incominciando proprio a parlare di San Calogero Eremita.
A Termini Imerese nel XVII°sec. assistiamo ad un movimento di reliquie degno del traffico di una metropolitana nell’ora di punta. Giungono infatti nel 1600 le reliquie di Sant’Orsola seguite da quelle di Santa Candida, ed ancora nel 1620 quelle del Beato Agostino Novello, nel 1661 di Santa Basilla e nel 1665 di San Calogero Eunuco. Ma andiamo con ordine e vediamo intanto di capire chi era il San Calogero Eremita che della città fu il primo Patrono.
Diciamo subito che il nome Calogero non è in questo caso da intendersi come nome proprio; infatti con questo termine che deriva dal greco e significa “bello o buon vecchio”, erano indicati quei monaci orientali giunti in Sicilia tra il V° ed il VI° secolo per predicare il Vangelo e diffondere il cattolicesimo. La storia del nostro Calogero a causa di talune analogie, è stata spesso accostata a quella del San Calogero di Sciacca. Non so dirvi se ciò risponda a verità; diversi erano infatti i Calogeri presenti nella nostra isola; ma fidiamoci degli storici che in gran parte propendono per questa tesi.
Ecco per esempio cosa riporta nel 1617 il padre gesuita Ottavio Gaetani che nel suo libro “Storia dei Santi Siciliani” scrive testualmente: “….il Glorioso San Calogero di Costantinopoli abitò vicino a molte città della Sicilia e soprattutto nel monte delli Giommarri vicino alla città di Sciacca, come ancora nel monte che oggi si chiama San Calogero vicino alla città di Termini Imerese, dalli quali monti il Santo fugò li demoni e lasciò impresse in esse le vestigia della sua santa abitazione”.
Ancora intorno alla metà del 1600 un altro storico, ovvero Agostino Inveges, anch’esso sacerdote e peraltro nato proprio a Sciacca nel 1595, così scrive: “….circa nell’anno 530 Calogero, monaco costantinopolitano, abitò prima nell’isola di Lipari e dopo fermò la sua abitazione in un altissimo monte posto vicino alle due città di Caccamo e di Termini il quale tiene anche nome San Calogero….” – Non v’è quindi dubbio che il San Calogero Eremita di cui parliamo, a prescindere dal fatto che possa essersi o no recato anche a Sciacca, nella nostra Termini sicuramente abitò e pure per lungo tempo.
E’ dunque certo che uno dei Calogeri venuti in Sicilia abitò pure sul nostro monte Eurako; e fu proprio quel Calogero detto l’Eremita da cui poi anche la montagna prese il nome. Tale aspetto viene pure citato in un diploma del Re Martino I° del 1392 dove è scritto: “La terra nostra di Termini Havi una montagna con boscu nominatu Sanctu Calogiaru”. E mentre il sacerdote e storico don Vincenzo Solito ribadisce che San Calogero Eremita è patrono principale di Termini, anche in un decreto emanato il 6 maggio del 1910 da S.E. il cardinale Lualdi che parla di Termini Imerese, si fa lo stesso riferimento al re Martino scrivendo: “Quamvis profecto decretum authenticum desit, quo contest San Calogerum electum et constituitum fuisse Patronum Termarum….Etenim memoria servatur iam ab anno 1392, tempore regis Martini I° Calogerum Patronum civitatis veneratum fuisse….”.
Quindi da molti secoli prima che giungessero nella nostra città le reliquie dell’altro San Calogero che il popolo nemmeno conosceva, ovvero l’Eunuco, i termitani già veneravano come loro protettore l’Eremita; al punto che, e se ne fa pure riferimento in altri antichi testi, egli verrà poi effigiato nello stemma della nostra città dove, come si vede nella foto, è rappresentato con la sua folta barba proprio in cima al monte Eurako in atto di benedire la città ed il suo popolo.
Per fare maggiore chiarezza e capire chi dei due Calogeri i termitani amassero e riconoscessero come loro primo, vero ed unico protettore, vediamo cosa ci dice Giuseppe Benincasa in un suo testo storico del 1779 in cui ci parla della origine della città di Termini e del suo Stemma Civico. Anche egli ribadisce che San Calogero era giunto nella nostra città proveniente da Lipari e che:
“….colle sue dottrine e coi suoi chiari esempi si adoperò a piantare, o come ad altri piace, a propagare in essa città (Termini) la cattolica fede; e perciò è che sin dal secolo V°presso il quale successe l’abitazione del santo in quel monte (Eurako) incominciò ad usare questa mia patria (Termini) nel suo stemma….”.
Ancora un’altro autorevole personaggio ci da quindi conferma di come, anche dopo la proclamazione a patrono dell’altro San Calogero, cioè l’Eunuco, i termitani continuassero a coltivare la loro fede nei confronti del buon vecchio Eremita. Ed è pure storicamente provato che già intorno all’anno mille era uso salire ogni anno sulla montagna, per rendere omaggio al santo dove, tradizione vuole, egli stesso con le sue mani avesse costruito una chiesetta intitolata alla Beata Vergine Maria; e di cui sono ancora oggi visibili pochi ruderi.
E’ inoltre sicuramente riconducile a San Calogero Eremita e non certo all’Eunuco, anche la organizzazione della cosiddetta “Fera Franca”; un mercato che si svolgeva tra il 17 ed il 19 giugno proprio durante i solenni festeggiamenti a lui dedicati e dove, giusto in suo onore, si era esentati dal pagamento di tasse. Questa fiera, soprattutto di bestiame, era stata concessa da Federico II° con decreto dell’8 giugno 1223; fiera che poi, dopo oltre due secoli, venne trasferita al 2 di luglio, ricorrenza della Madonna della Visitazione, altra patrona della nostra città di cui in altra occasione parleremo.
Il nostro San Calogero Eremita è stato così popolare ed amato al punto che si trova raffigurato oltre che sullo stemma della nostra città anche in quello della provincia. Lo stemma con al centro la grande aquila nera è diviso in quattro riquadri; il primo in alto a sinistra con l’aquila dorata rappresenta Palermo, il secondo in basso con i tre pesci fra le onde marine Cefalù, poi il leone coronato con il cuore rosso è il simbolo di Corleone ed infine in alto a destra c’è il nostro San Calogero sul monte che rappresenta proprio Termini Imerese.
E’ perciò chiaro che la città tutta si identificasse in questo santo; eppure qualcuno, senza una apparente logica, decide di fare arrivare a Termini le reliquie di un’altro San Calogero; così come in seguito qualcun’altro deciderà di indirizzare verso un Beato il culto e la venerazione che erano appartenuti al buon Santo Eremita. Ma vediamo adesso chi è il San Calogero Eunuco, pure proclamato patrono, e le cui reliquie giungono a Termini nel 1665. Quest’altro San Calogero, giusto per differenziarlo da un terzo denominato martire e di cui in seguito vi parlerò pure, proprio perché trattasi di un evirato viene dalla stessa chiesa identificato solo con il “titolo” di Eunuco. Di lui si sa che era maestro di camera della moglie dell’Imperatore Decio, nei fatti un servo; e che l’imperatore, come è scritto, più volte gli aveva imposto di fare sacrifici agli idoli.
Ma Calogero riconoscendosi già nel cristianesimo si era sempre rifiutato; e così insieme a Partenio, altro “dissidente”, il giorno 19 maggio intorno alla metà del III° secolo, viene preso a bastonate in testa con un palo infuocato ed ucciso. Mi è capitato di dubitare, e poi capirete perché, della reale attribuzione di queste come di altre reliquie; ed in effetti in un testo storico del 1703 dal titolo “Gerarchia Cardinalizia” l’autore Carlo Bartolomeo Piazza, ci dice che San Calogero Eunuco è sepolto a Roma e precisamente nella basilica di S. Sisto sulla via Appia. Egli riporta infatti che in questa chiesa, murata nella parete sinistra, esiste una lapide che reca il nome dei due martiri Calogero e Partenio eunuchi, dietro la quale c’è un cofanetto contenente le loro reliquie che, a quanto pare, di la non si sono mai mosse. Ma proviamo ora a capire chi e perché fece arrivare a Termini le reliquie di quest’altro San Calogero.
Sarebbe bello sapere perché si scelse di fare arrivare in città i resti di un altro santo con lo stesso nome, mettendo quindi in confusione o forse deliberatamente ingannando i termitani. Inoltre perché un eunuco, situazione su cui la chiesa o parte di essa, sin dagli inizi dibatteva; facendo differenza tra chi non poteva procreare in quanto evirato, come nel caso del nostro Calogero, e chi invece non riusciva a farlo per condizioni di nascita. Ma questo probabilmente rimarrà un mistero.
Certamente ricorderete che parlando di un’altra patrona di Termini Santa Basilla, scrissi che se ne trovano reliquie pure a Collesano e che qui erano state portate da tale Don Salvatore Oddo. Ebbene pure i resti di San Calogero Eunuco, giungono nella nostra città ad opera dello stesso personaggio; sacerdote e protonotaro. Vi ho pure detto che nel 1703 lo storico Carlo Bartolomeo Piazza scriveva che le reliquie di San Calogero Eunuco si trovavano da tempo e ben conservate nella chiesa di San Sisto a Roma; si potrebbe quindi pensare che, come per altre, ne possano esser giunte a Termini solo una parte. Ma le reliquie che il Salvatore Oddo nel 1665 fa arrivare nella nostra città, risultano però esser state prelevate non dalla chiesa di San Sisto ma da un posto diverso ovvero dalle catacombe di Callisto. Quindi altro mistero! Ad ogni buon conto le cronache ci dicono che quelle reliquie vennero accolte come “prezioso tesoro” dai Giurati di Termini e riposte nella chiesa Madre accanto a quelle degli altri protettori.
Certo è che il protonotaro Salvatore Oddo, beneficiale di S. Maria di Costantinopoli e residente a Roma, doveva esser uno che le reliquie riusciva a trasferirle con molta facilità. Infatti alcune fonti storiche riportano che egli, e sempre negli stessi anni, fa arrivare a Collesano pure reliquie di San Giacinto e di San Marco. Non so dirvi come avvenisse la “selezione” dei corpi santi e con quali metodi se ne scegliesse la destinazione; visto che nel XVII° secolo egli, come altri, di reliquie ne distribuivano a destra ed a manca. Reliquie che spesso non erano destinate solo ai luoghi di culto; ma che finivano pure nelle cappelle od anche in tante stanze di private abitazioni. Qui i reliquiari assumevano un valore che spesso poco aveva di religioso, ma servivano ai proprietari per potere acquisire maggior visibilità e dare ulteriore prestigio al proprio casato. In merito, illazioni e considerazioni se ne potrebbero fare tante; ma, e non è solo mia opinione, chi come l’Oddo era già avviato nella carriera ecclesiastica, come era prassi del tempo, utilizzava anche questi espedienti per poter accrescere ancor più la propria popolarità e guadagnare meriti ed onorificenze da scambiare magari con una promozione.
Abbiamo quindi a Termini Imerese, forse caso più unico che raro, ben due patroni che, pur se con titoli diversi, portano comunque lo stesso nome, ovvero Calogero. Il primo è l’Eremita che si festeggiava il 18 giugno, ed il secondo l’Eunuco la cui festa ricorre invece il 19 maggio. Ma come vi dicevo, giusto per non farci mancare niente, nella nostra città di San Calogero ne abbiamo pure un terzo; uno che “poverino” incolpevolmente e senza arte ne parte, si è ritrovato effigiato nel nostro Duomo e pure lui come Patrono. E’ quello che vedete nella foto con la appropriata scritta di “San Calogero Martire Patrono” che, probabilmente scambiato per l’Eunuco ci viene rappresentato, così come con una statua, in abiti militari e con tanto di elmo in testa. Ma l’Eunuco, la cui storia si svolge a Roma, non era un soldato bensì un servo, e non poteva certo indossare elmo e corazza. Elmo e corazza che guarda caso indossava invece un terzo San Calogero, conosciuto come Martire (da Brescia) e che era proprio un soldato romano.
Diversa pure la sua storia; egli infatti, accusato di essersi convertito al cristianesimo viene prima processato a Milano insieme ad altri soldati e successivamente decapitato ad Albenga. Quindi per riepilogare, a Termini Imerese ci ritroviamo con ben tre San Calogero; il primo e mi verrebbe da dire l’originale nostro protettore che è stato l’Eremita, poi l’Eunuco arrivato successivamente ed anche lui proclamato patrono, ed infine un “intruso” e cioè il Martire di Brescia che sicuramente per uno scambio di persona, ritroviamo pure raffigurato nel nostro Duomo e anch’esso “spacciato” come Patrono. Insomma una gran confusione; che unita alla abbondanza di protettori e ad altre ingarbugliate situazioni, finirono con il contribuire al lento ed inesorabile declino della devozione nei confronti di San Calogero Eremita, e poi orientata verso il Beato Agostino.
Per oltre mille anni, San Calogero Eremita era rimasto il primo ed unico protettore della città. Ma il suo culto che in Sicilia era sopravvissuto alla dominazione musulmana ed anzi aveva ripreso vigore con l’avvento dei Normanni, a Termini Imerese e già poco oltre il XVII° secolo, incomincia se pur lentamente ad affievolirsi. E’ un periodo in cui tanti ordini religiosi sotto la spinta della Controriforma Cattolica avvenuta nel XVI° secolo, per rimarcare la loro influenza nel territorio e spesso anche per proteggere taluni delicati equilibri di natura politico-religiosa oltre che sociale, sostenevano e caldeggiavano il culto di “nuovi” santi.
Ma a Termini non mancavano neanche discordie tra confraternite e beghe tra lo stesso clero; spesso affaccendato non in divini servigi ma in dispute più o meno legali per l’accaparramento di rendite e lasciti. In questo ambito potremmo forse anche includere ciò che succede nel 1625 quando il beneficiale Don Giuseppe Fera concede in uso la antica chiesa di Sant’Agata alla Congregazione dei Massari. I massari, proprietari terrieri ed in gran parte gente economicamente agiata, appena arrivati, e con l’ovvio e forse non disinteressato consenso del sacerdote, “sfrattano” S. Agata che troverà poi casa in altro luogo ed intitolano la chiesa a San Calogero Eremita, riconosciuto protettore anche dei lavoratori della terra e del raccolto.
Questo episodio, al di la di tutte le possibili considerazioni, ci testimonia di come, ancora nel XVII° secolo e pur dopo l’arrivo della reliquia che aveva acceso l’entusiasmo intorno alla figura del Beato Agostino, la devozione nei confronti di San Calogero Eremita era ancora presente nella nostra città. Per indirizzare il culto dei termitani verso il Beato Agostino Novello, e lo vedremo meglio nella prossima puntata, si fece leva soprattutto sul fatto che Egli fosse nato a Termini. In tal senso molti, più per campanilismo che per altro, hanno spesso tentato di “fari trasiri u sceccu pa cura”. Vale riportare a proposito due significative opinioni; una dello studioso Antonino Mongitore nato a Palermo nel 1663 il quale dichiarò che il Beato Agostino non era nato a Termini ma apparteneva ad una famiglia che si chiamava Termini, dicendo testualmente: “…io questo lo sosterrò sino al martirio..”!
Poi in tempi a noi più recenti possiamo citare anche la autorevole dichiarazione di P. Balbino Rano proprio un agostiniano il quale durante un convegno tenutosi qui a Termini nel 1988 ebbe tra l’altro a dire che il castello di Tarano o Terano di cui parlano le fonti come patria del Beato, siano da identificare non con Termini Imerese ma con la attuale cittadina di Tarano Sabina. Ciò farebbe cadere quello che fu forse uno, se non il principale punto di forza, dei fautori del culto del Beato Agostino; ovvero quello di sostenere che egli fosse nato a Termini.
E’ in questo clima e con questi presupposti che pian piano, tra i numerosi patroni, si fece largo la devozione per il Beato Agostino Novello che, iniziata circa un secolo prima, si concretizzò nel 1620 con l’arrivo della reliquia. E’ bene però ricordare anche, che in qualche maniera si trattava di una venerazione “abusiva”; resa comunque possibile grazie ad una sorta di silenzio assenso previsto da una legge canonica del tempo, in attesa che ne fosse ufficializzata la beatificazione. Ma prima che ciò avvenisse si dovette aspettare quasi 140 anni; e ciò ci lascia quindi immaginare che il processo, oltre che lento, dovette essere pure travagliato; infatti Agostino Novello verrà beatificato da Papa Clemente XIII° solo nel 1759.
Sarebbe stato a mio avviso più opportuno non forzare i tempi e solo successivamente proclamarlo patrono ed esporlo alla venerazione. Ma una appropriata macchina “pubblicitaria” si era però già messa in moto fin dai tempi dell’arrivo della reliquia; ed aveva in qualche modo acceso gli animi e la devozione dei termitani. In tal senso anche le arti visive ebbero un ruolo non marginale; infatti al pittore Pietro Novelli venne per esempio commissionata una pala d’altare che si trova nella chiesetta di Santa Maria delle Grazie nei pressi di Trabia ed in cui, quasi a voler simboleggiare un passaggio di consegne, San Calogero ed il Beato Agostino Novello vengono raffigurati in fraterna vicinanza.
Analoga poi, se pur successiva, anche una tela del pittore Giovanni Bonomo che si conserva nel nostro Museo Civico (foto) in cui Calogero ed Agostino sembrano tenersi per mano con alle spalle pure Santa Marina e Santa Rosalia. Ma non ci si fermò qui, e quasi come si trattasse di una garanzia, si “propagandò” e pure molto, il fatto che il Beato era nato a Termini; lasciando immaginare al popolo che, essendo Egli nostro concittadino, più di altri avrebbe avuto titolo per proteggerci. In realtà ad oggi nessuno è mai riuscito a dimostrare con certezza assoluta il suo vero luogo di nascita che è stato rivendicato con forza anche da altre città Palermo compresa che, giusto per fugare ogni dubbio, nel 1664 lo proclamò ufficialmente anche suo protettore. Alla fine, probabilmente più per convenienze che per convinzioni, una sentenza della Regia Gran Corte Civile del Regno di Sicilia ne assegnò la nascita a Termini Imerese.
L’operazione di “marketing” venne poi abilmente completata tra gli strati sociali più deboli e poco colti ma con una profonda religiosità, dove fu possibile fare leva anche sulla credulità popolare. Ed in questo senso vennero ampiamente decantate le virtù miracolistiche del Novello. Non più un povero eremita che si limitava a curare gli ammalati ed al massimo a scacciare qualche diavolo o a far sgorgare limpide acque, ma un Patrono “autorevole” ed erudito, capace anche di resuscitare i morti! E così i termitani, anno dopo anno, secolo dopo secolo, finirono con il dimenticare del tutto il “povero” e buon vecchio San Calò.
Ma alla fine tra Calogero ed Agostino è prevalsa l’atavica apatia, e non solo religiosa, dei termitani; che oggi, a differenza di tante altre città, nemmeno riescono più ad identificarsi ed a riconoscersi in un vero Santo Patrono. Nessun entusiasmo è infatti più riservato allo stesso Beato Agostino Novello i cui festeggiamenti peraltro, tranne brevi e saltuari sussulti, si sono in questi ultimi anni limitati a qualche celebrazione più o meno solenne, ed alla processione pur scarsamente partecipata. In qualche maniera resiste ancora la devozione per l’Immacolata che più volte però si è tentato anche in questo caso di “destabilizzare”. Evito di riparlare degli ex voto di cui ho già ampiamente trattato, ma non posso non annotare che, se pur a mezze parole, c’è chi da tempo critica la utilità del tradizionale “doppio turno” delle tre processioni; con il malcelato scopo di arrivare in un futuro, magari ancora lontano, all’unica e sola processione dell’otto dicembre. Chi vivrà vedrà!
I Santi Patroni non sono abiti che si cambiano secondo le mode o le stagioni ma costituiscono, oltre che di devozione e religiosità popolare, anche testimonianza storica e bagaglio antropologico-culturale di una città e della sua gente. Sarebbe quindi giusto, bello ed opportuno se, anche in tal senso, si potesse ristabilire, e parlo ovviamente proprio di Termini Imerese, un ben preciso ordine. Il primo protettore della nostra città in cui i nostri antenati per secoli si sono riconosciuti è stato ed è San Calogero Eremita; ed è a lui che spetta il ruolo di nostro Patrono Principale. Tutti gli altri che per vari motivi, anche non sempre chiari, sono stati immessi successivamente, ma senza comunque nulla togliere alla loro santità, dovrebbero essere considerati solo dei protettori aggiunti.
Quindi oggi 18 giugno giorno della sua festa, ricordiamoci ed onoriamo come merita il nostro Patrono San Calogero Eremita. Ed a me piace immaginare che il “Buon Vecchio” che predicando il cristianesimo scacciava demoni, faceva sgorgare acque, visitava e guariva ammalati, ancora oggi si trovi li su quell’antico monte a noi tanto caro; e che da lassù, con la sua santità e la sua saggezza, continui a benedire e proteggere la nostra città che tanto ne ha bisogno.
Il nome Calogero è ancora oggi ben presente a Termini Imerese; importato anche dagli antenati di tanti nostri concittadini che tra la fine dell’ottocento ed i primi anni del novecento si trasferirono qui da talune zone dell’agrigentino dove il culto per il santo eremita è ancora molto diffuso. Lillo, Gero, Gerina, Gerry, Rina, Lilly, queste le diverse varianti modernizzate degli antichi nomi di Calogero e Calogera; nomi a cui possiamo aggiungere anche le versioni siciliane di Caloriu, Calò, Caluzzu o Caliddu.
Voglio però concludere in maniera simpatica riportandovi, per come la ricordo, una sorta di filastrocca dedicata proprio a San Calogero. Filastrocca che tanti anni fa mi venne recitata da un nostro anziano concittadino il quale conoscendo e riprendendo un antico detto già esistente, ne aveva aggiunto a piacimento altre rime.
San Caloriu di Girgenti di miraculi nu nni fa nenti,
San Caloriu di Naru di miraculi ni fa un cantàru,
San Caloriu di Canicattì ni fici unu e si nni pintì,
San Caloriu di Bivona fa la grazia chidda bona,
San Caloriu di Petralia su scurdaru mmenzu a via,
San Caloriu di Sciacca lu lassaru ‘ntà risacca
San Caloriu tirminisi ci appizzò puru li spisi!
W TERMINI – W SAN CALO’





