Feste e Religione: Come finirà a Termini Imerese? – di Nando Cimino
A Termini Imerese le Feste Religiose sembrano essere diventate un tabù
La festa è gioia, è allegria; la festa fa comunità e regala emozioni che esaltano anche la spiritualità dell’uomo. Ma a Termini Imerese le feste religiose sembrano essere diventate un tabù. Comitati e congregazioni, che tanto e bene hanno fatto negli anni, “vagano”, ormai disorientati, nel limbo del “ma chissà”.
Io su questo spinoso tema vi suggerisco un interessantissimo testo del grande filosofo Juan Martín Velasco dal titolo “Festa, religione e cristianesimo in una società secolarizzata”, da cui vi propongo questo estratto che vi invito a leggere con attenzione:
“…Uno sguardo alla storia ci mostra come le religioni, nel corso dei secoli, abbiano costituito la matrice del fenomeno festivo, la sorgente alla quale si sono alimentate e da cui sono scaturite, nella loro enorme varietà, le feste. Oggi, invece, la religione sembra a non poche persone la guastafeste per eccellenza della gioia umana. La vita religiosa, in effetti, appare frequentemente come un terreno governato da norme, la cui attività sembra basarsi su un volontarismo ascetico, ambito per eccellenza della serietà. Questa apparente opposizione tra religione e festa tocca, nei paesi di tradizione cristiana, un cristianesimo che sembra aver perduto la propria dimensione festiva e si mostra per molti contrapposto all’allegria, all’entusiasmo e persino all’emozione.
È vero che la religione e il cristianesimo continuano ad offrire la promessa di una salvezza definitiva. Però la loro apparente opposizione alla pratica festiva sembra far pensare che questa salvezza non abbia niente a che fare con lo sviluppo effettivo della vita, suscita la sensazione che essa rimanga al margine della vita stessa, che la salvezza abbia inizio oltre la sua fine mondana, con la morte. Forse per questa ragione Nietzsche, uno dei critici più radicali del cristianesimo, ci ha rimproverato soprattutto di non mostrare questa salvezza. E questo conflitto tra cristianesimo e festa è una delle più pericolose manifestazioni del presunto conflitto tra cristianesimo e realizzazione dell’uomo. Per questo motivo il superamento di tale conflitto è una necessità, se vogliamo la riconciliazione del cristianesimo con l’uomo dei giorni nostri. Una riconciliazione che diventerà effettiva soltanto quando i fatti dimostreranno che il cristianesimo può essere vissuto nel centro della vita, nell’intimo della storia, senza togliere a vita e storia niente del loro valore, anzi rigenerando in esse anche le fonti della gioia e dell’allegria che si esprimono in grande quantità nei comportamenti di festa…”.
Credo che il concetto sia più che chiaro!






