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Mafia: Spuntano fuori i mandanti e gli esecutori dell’omicidio di Mico Geraci

Caccamo: Dopo 25 anni i nomi di chi ha ucciso il Sindacalista per mano della mafia

Dopo venticinque anni la Procura di Palermo svela i mandanti dell’omicidio del Sindacalista Mico Geraci, assassinato l’8 ottobre 1998 a Caccamo.

I fratelli Salvatore e Pietro Rinella, mafiosi di Trabia, fecero “una cortesia” a Bernardo Provenzano.

Un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Alfredo Montalto è stata notificata ai Rinella in carcere dove sono detenuti da anni.

Geraci “aveva superato il limite” e andava silenziato. Provenzano chiese ai boss Rinella di Trabia, suoi fedelissimi, di trovare due killer individuati in Filippo Lo Coco e Antonino Canu. Furono loro ad attendere che Geraci rientrasse a casa per sparargli sei colpi di fucile.

Qualche anno dopo Lo Coco e Canu furono anche loro assassinati.

Il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia non ha dubbi: “Il sindacalista siciliano fu ammazzato per il suo impegno civico e politico, rivelandosi particolarmente scomodo per i consolidati assetti mafiosi di quel territorio, sì da suscitare l’intervento e la reazione dello stesso Bernardo Provenzano che, personalmente, ne ordinò la soppressione”.

L’uomo si era schierato apertamente, in diverse occasioni, contro la famiglia mafiosa di Caccamo e contro il piano regolatore che secondo lui tutelava gli interessi dei clan. Non a caso, il consiglio comunale era stato sciolto per infiltrazioni mafiose. La Direzione distrettuale di Palermo è riuscita a ricostruire minuziosamente quell’efferato delitto definito, per molto tempo “senza verità e giustizia”.

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“È una giornata importantissima – ha commentato Giuseppe Geraci, figlio di Mico – perché viene riconosciuto l’impegno antimafia e viene irrobustita la matrice mafiosa dell’omicidio e che la circostanza dell’omicidio sia riconducibile all’impegno di mio padre. Sono avvocato e sto meditando la possibilità di seguire il processo da vicino. Ci costituiremo parte civile. Ma sono tutti aspetti che valuteremo con il nostro avvocato Armando Sorrentino. Comprenderete che sono momenti molto toccanti per noi. È una notizia davvero importante, per me e per la mia famiglia. Tanto più gravi sono i reati quanto più solido deve essere il materiale probatorio. Le dichiarazioni unilaterali se non sono suffragate da dichiarazioni convergenti lasciano il tempo che trovano. Fortunatamente queste dichiarazioni convergenti sono arrivate. Adesso siamo pronti per un processo”

In tempi più recenti, la Commissione parlamentare Antimafia della XII legislatura si è occupata del caso, dedicandovi un’apposita inchiesta poi conclusasi con la trasmissione all’Autorità Giudiziaria di una relazione contenente nuovi spunti di approfondimento. A sua volta, questo Ufficio, nel solco del suo costante impegno per la ricostruzione dei gravi crimini rimasti impuniti, ha dato un ulteriore impulso alle attività investigative fino ad acquisire inediti elementi di prova che hanno permesso sia l’individuazione, con elevata probabilità, dei mandanti dell’omicidio e dei suoi esecutori materiali, sia di collocare l’assassinio nell’ambito delle strategie fondamentali dell’associazione Cosa nostra e, dunque, dei suoi massimi esponenti.

Si è accertato, invero, che Mico Geraci fu ammazzato per il suo impegno civico e politico (“cioè si era schierato apertamente, in certi discorsi, contro la famiglia mafiosa di Caccamo), rivelandosi particolarmente scomodo per i consolidati assetti mafiosi di quel territorio sì da suscitare l’intervento e la reazione dello stesso Bernardo Provenzano che, personalmente, ne ordinò la soppressione.

In data odierna, pertanto, la Procura di Palermo ha delegato, al Reparto Operativo – Nucleo Investigativo dei Carabinieri del Comando provinciale di Palermo, l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’omicidio aggravato di Domenico Geraci.

Il provvedimento riguarda i due esponenti della famiglia di Trabia, già detenuti per altro, indiziati di avere, su impulso del capomafia corleonese, commissionato e pianificato l’assassinio.

L’omicidio venne materialmente realizzato dai due giovani, poi entrambi morti ammazzati, uno dei quali, peraltro, ucciso ad opera degli stessi destinatari della suddetta ordinanza cautelare.

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