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Omicidio Roberta Siragusa: Niente perizia, Pietro era capace di intendere e di volere

Presenti al processo i familiari di Morreale

La Corte d’assise d’appello nella prima udienza del processo di secondo grado a carico di Pietro Morreale, 21 anni, accusato dell’omicidio di Roberta Siragusa si è espressa chiaramente: non sarà effettuata nessuna perizia psichiatrica sull’imputato.

Pietro Morreale, in primo grado, è stato condannato all’ergastolo per le modalità atroci sul corpo di Roberta Siragusa, la diciassettenne uccisa a Caccamo nel gennaio del 2021. Tra i banchi ad assistere al processo oltre ai genitori di Roberta erano presenti, per la prima volta, i familiari di Pietro Morreale.

In aula, la Procura Generale, rappresentata da Maria Teresa Maligno e le parti civili della famiglia Siragusa e del Comune di Caccamo, (assistiti dagli avvocati Sergio Burgio, Giovanni Castronovo, Simona La Verde, Giuseppe Canzone e Beatrice Scimeca), hanno chiesto il rigetto delle richieste di riapertura parziale dell’istruttoria dibattimentale avanzate dalla difesa di Morreale.

La corte d’assise d’appello, presieduta da Angelo Pellino, dopo una breve camera di consiglio si è pronunciata, rigertando la richiesta di perizia psichiatrica finalizzata ad accertare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto, sostenendo che “alla lettura degli atti non emergono elementi tali da fare dubitare di tali capacità”. L’udienza è stata fissata per il 30 ottobre. Chiesto pure un sopralluogo sulle montagne di Caccamo dove è stata data alle fiamme la povera Roberta. Il difensore di Morreale, l’avvocato Gaetano Giunta, ha chiesto alla Corte che si facessero ulteriori verifiche sui luoghi del delitto.

Nei motivi d’appello il difensore di Morreale, che ha sempre negato di avere ucciso la ragazza inoltre, ha contestato l’aggravante della premeditazione e il movente della gelosia. “Dalle chat, infatti, emergerebbe -secondo la difesa – che l’imputato non ha mai avuto atteggiamenti violenti o possessivi.  Per quanto riguarda alla premeditazione, la sera del delitto, era stata la vittima ad insistere per uscire e andare a casa di amici. Pertanto, la specifica circostanza dell’aggravante, sulla quale si gioca la condanna all’ergastolo, deve essere esclusa, dice il legale di Morreale, l’avvocato Gaetano Giunta”.

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