Cenni sulla nascita del Carnevale Termitano – di Nando Cimino
Il Carnevale, nella nostra città, era un appuntamento molto atteso, a cui partecipava tanta gente che arrivava anche dalle campagne vicine e dai vari quartieri della città
Il Carnevale, come si sa, è una festa antichissima le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Dovendo però circoscriverla in un contesto prettamente locale e con lo scopo di poterne datare se pur con approssimazione la nascita, non possiamo non immaginarla come una pubblica manifestazione organizzata la cui struttura ci porti a considerarla come diretta antenata della nostra attuale festa.
Per e da tantissimi anni, gli anziani della città, ci hanno raccontato di un gruppo di napoletani e nello specifico di una famiglia, i Giuffrè, che fuori Porta Palermo ed in particolare nel giorno del Martedì Grasso, festeggiavano il Carnevale con musiche, danze, giochi e schiticchi. Ci è stato altresì narrato, che si trattasse di un appuntamento molto atteso, a cui partecipava tanta gente che arrivava anche dalle campagne vicine e dai vari quartieri della città.
Il momento culminante della festa giungeva al calar della sera, allorchè un fantoccio di paglia e pezze (u nannu) che aveva fatto bella mostra di se adagiato su di una sedia, veniva appeso ad una canna e portato in corteo fra urla, sberleffi e finti piagnistei. Era a questo punto che un improvvisato notaio dava lettura di un allegorico testamento; e mentre i presenti cantilenavano “L’ura sta arrivannu lu nannu sta murennu, priparamuci u tabbutu a stu pezzu di curnutu“, il pupazzo veniva bruciato mandando in visibilio il pubblico. Siamo nei primi anni dell’ottocento e così si concludeva, come é ancora oggi, l’antico Carnevale di Termini Imerese.
Potrebbe sembrare un racconto fantasioso; per come in effetti lo ha frettolosamente etichettato qualche “storico”. Ma così non è. Oggi infatti, grazie ad alcuni documenti recentemente rinvenuti dall’amico Professore Antonio Contino, scopriamo che a Termini Imerese proprio nei primi anni dell’ottocento esisteva veramente una famiglia Giuffrè; ma soprattutto scopriamo che questa famiglia aveva diverse proprietà fuori Porta Palermo e che, giusto perché di origini napoletane, erano intesi (così è riportato nel documento), “Napolitì”. Ecco quindi spiegato, in primis, il motivo per cui proprio nel quartiere di Porta Palermo troviamo ancora oggi la via Napolitì.
E’ questa la certezza assoluta delle origini campagnole (tesi da me sostenuta) del nostro Carnevale strutturato? Certamente no. Ma sicuramente i nostri anziani non raccontavano frottole; io stesso infatti mi sono successivamente imbattuto in un altro documento, ma siamo già nella seconda metà dell’ottocento, in cui l’amministrazione affidava il teatro comunale a tale signor Pasquale Giuffrè per la organizzazione di feste carnascialesche. Sarà un caso? Non credo. Di certo c’è, ed è una mia convinzione, che il nostro Carnevale, al contrario di ciò che qualcuno asserisce, non è diretto discendente del Carnevale di Palermo ne tanto meno “creatura” della “Società del Carnovale”. Associazione quest’ultima che si era costituita a Termini Imerese nel 1876 e nel cui primo “manifesto” peraltro, si leggeva testualmente:
“……Il Comitato della sopraddetta Società…..intende quest’anno, ed ha ragione a sperare, che il colto pubblico e l’indita guarnigione si godano il Carnevale più allegramente di quel che non si è fatto NEGLI ANNI PASSATI…….”
Ovvero si ammetteva esplicitamente che, ancor prima di quella data, anche negli anni passati esistessero in città feste carnascialesche strutturate. Per il momento è tutto!





