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Termini Imerese: Estate in Via Abate Balsamo – di Nando Cimino

Per alcuni anni, in questa strada, durante il mese di Agosto vi si allestiva una bella cappella in onore dell'Assunta, ed a sera, tutto il vicinato si riuniva per cantare e pregare

Vedendola oggi così mal ridotta vien da chiedersi cosa accadesse di particolare in estate in questa strada tanto da meritarne un ricordo. Intanto c’è da dire che la via Abate Balsamo che collega la via Armando Diaz con Piazza San Francesco (Gancia), in realtà era anticamente una bella e gradevole scalinata con la caratteristica pavimentazione in ciottoli di mare.

Vi si affacciavano povere case abitate da gente semplice e cordiale, per lo più contadini; ed in una di queste, proprio ad angolo con la via Gullo, era nato nel 1764 il nostro illustre concittadino Paolo Balsamo, anche lui figlio di contadini, e da cui la strada avrebbe poi preso il nome. In questa via anticamente c’era anche un mulino, gestito da tale don Mimì e, fin nei primi anni sessanta del novecento, anche un bottaio u zzu Ninu; che aveva la sua “officina” nella parte alta della strada proprio ad angolo tra la via Alfredo La Manna, ovvero la scalinata detta di San Lorenzo, e la via Assunta.

Qui, soprattutto sul finire dell’estate quando era prossima la vendemmia, tanti contadini venivano con i carretti a portare le loro botti per gli opportuni controlli; e quindi, come immaginerete, il luogo era particolarmente animato. Ma proprio in estate, e questo fin verso la fine degli anni cinquanta, la strada vista dal basso sembrava un vero e proprio tappeto rosso. In tanti infatti che li abitavano, ma qualcuno proveniente anche dalle viuzze vicine, approfittando del fatto che per la sua ampiezza la via Abate Balsamo per gran parte del giorno era battuta dal sole, vi sistemavano le tavole sulle quali mettevano a seccare il pomodoro oppure ad asciugare la salsa per fare u strattu. Era bello vedere tante donne con il fazzoletto in testa, affaccendate ad arriminari a sarsa ed intrattenersi in amichevoli conversazioni. E quel ciuciuliàri, senza il rumore delle auto, sembrava quasi musica quando si univa al melodioso canto di merli, cardellini e canarini che poco sotto, girando l’angolo della via Diaz, don Petru teneva nelle sue gabbiette appese al muro della piccola putia dove vendeva mangimi, assoliu e minutaglia varia. Incomparabile ed unico anche u ciauru che sapeva di cose buone e genuine e che, spandendosi nell’aria, creava una atmosfera campagnola dal sapore antico.

Per alcuni anni, proprio in prossimità di una delle vie adiacenti dove per tanto tempo fece da ornamento pure un grosso glicine, durante il mese di Agosto vi si allestiva anche una bella cappella in onore dell’Assunta; ed a sera la strada ritornava ad animarsi e tutto il vicinato si riuniva per cantare e pregare. Oggi di tutto questo rimane solo il lontano ricordo di quanti quegli anni li hanno vissuti; e nella via, ormai ricoperti dal cemento, sono scomparsi pure i gradini.

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