RubricaTermini Im. – ReligioneTermini Imerese

Termini Imerese: “Signuruzzu Chiuviti Chiuviti” – di Nando Cimino

I contadini, gente con un profondo senso di religiosità, tiravano giù dalla sua cappella la Sacra Immagine, e preceduti dal sacerdote e da due chierichetti, facevano affacciare il Cristo dalla collina dei Cappuccini

Capitava spesso, e ne ho personali ricordi degli anni sessanta, che il SS. Crocifisso dei Cappuccini venisse portato in Pellegrinaggio per invocare la pioggia. SS. Crucifissu mannati acqua e mannatila spissu”; così dicevano i viddani tirminisi, sempre desiderosi di pioggia, soprattutto quando a causa della siccità vedevano inaridirsi i campi e rischiavano di non poter raccogliere i frutti del loro duro lavoro.

E ciò accadeva ancor più in primavera allorchè la pioggia avrebbe dovuto far germogliare le spighe e garantire un buon raccolto. E così i contadini, gente con un profondo senso di religiosità, tiravano giù dalla sua cappella la Sacra Immagine, e preceduti dal sacerdote e da due chierichetti, prima facevano affacciare il Cristo dalla collina dei Cappuccini per una benedizione alla città ed alle campagne, e poi organizzavano un breve giro del quartiere portando la Croce a spalla e senza l’abituale fercolo.

Poi a sera ci si ritrovava di nuovo tutti in chiesa per la recita del Santo Rosario, anche questo finalizzato ad ottenere “a razzia ri l’acqua”. Sono ricordi che tornano alla mente in questi giorni di caldo e di siccità; ed a volte il Crocifisso faceva il miracolo e la pioggia scendeva copiosa per la gioia dei viddani che rincuorati vedevano premiata la loro fede. Ed a tal proposito una antica invocazione siciliana poi trasformata in canzone dalla grande Rosa Balistreri diceva:

“….Signuruzzu chiuviti chiuviti, ca l’arbulicchi su morti di siti, e mannatini una bona senza lampi e senza trona….Signuruzzu u nni castigati ca lu panuzzu ni livati, l’acqua di ncelu sazìa la terra funti china di pietà, li nostri lacrimi posanu ‘nterra e Diu nni fa la carità….”

Chissà che visti i tempi non sia il caso di tornare nuovamente anche a queste antiche tradizioni, che erano il sano nutrimento della religiosità popolare!

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