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IL CORAGGIO DI UN UOMO SOLO: LA STORIA DI ROSARIO LIVATINO IN UNA NUOVA FICTION

Su Rai 1 il 9 e 10 novembre la miniserie che racconta la vita, il coraggio e la fede del "giudice ragazzino" che non si piegò alla mafia.

La memoria torna a farsi immagine, ferita aperta e lezione civile. A trentasei anni da quel tragico 21 settembre 1990 in cui la mafia interruppe barbaramente la vita di un magistrato trentasettenne sulla strada statale 626, la televisione italiana si stringe attorno a una delle figure più luminose e limpide della nostra storia repubblicana. Lunedì 9 e martedì 10 novembre, in prima serata su Rai 1, debutta l’attesa miniserie in quattro episodi “Livatino – Il giudice e i suoi assassini”, diretta da Michele Placido e prodotta da Rai Fiction, Goldenart Production e Rai Com.

Non si tratta di una semplice celebrazione biografica, né di un documentario d’archivio. La serie, che ha già incantato e commosso pubblico e critica alla sua anteprima alla Festa del Cinema di Roma (alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella), sceglie una prospettiva coraggiosa e spietata: raccontare la purezza inafferrabile del giudice Rosario Livatino specchiandola, dall’altra parte della barricata, nell’ascesa feroce e disperata dei giovani criminali della Stidda agrigentina, destinati a incrociare il suo cammino e a spezzarne i giorni.

Nei panni del magistrato troviamo un intenso Giuseppe De Domenico, affiancato da un cast d’eccezione che unisce volti noti del cinema e della serialità come Leonardo Maltese, Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta e Brenno Placido. Scritta da Angelo Pasquini, Fidel Signorile e dallo stesso Michele Placido, la fiction si concentra sugli anni cruciali tra il 1988 e il 1990, un periodo in cui Livatino scelse di colpire la mafia non soltanto con le denunce formali, ma attaccandone il nervo scoperto: i patrimoni e gli interessi economici illeciti.

Ciò che emerge dal racconto televisivo è il ritratto di un uomo profondamente normale e, proprio per questo, straordinario. Un “giudice ragazzino” — come fu definito con un’etichetta affettuosa e riduttiva che non rendeva giustizia alla sua tempra granitica — che lavorava senza scorta, a bordo di una piccola utilitaria, guidato unicamente da un rigoroso senso del dovere, da una profonda e silenziosa fede cattolica e da un’indipendenza di giudizio che dava fastidio a tutti, persino a pezzi infedeli dello Stato.

Le due serate evento del 9 e 10 novembre su Rai 1 (disponibili anche in streaming su RaiPlay) promettono di riempire un vuoto televisivo ed emotivo, ricordando a un Paese spesso distratto cosa significhi servire lo Stato fino all’estremo sacrificio. La storia di un uomo mite che ha saputo fare della giustizia una missione quotidiana, lasciandoci in eredità il celebre e ammonitivo diario spirituale segnato da quella sigla, S.D.M. (Sub Tutela Dei), sotto la protezione di Dio. Un appuntamento imperdibile per fare i conti con la nostra coscienza civile.

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