A Termini Imerese….”Ni viremu o chianu” – di Nando Cimino
U chianu per i termitani è ancora oggi la Piazza San Carlo che segna in altezza la zona mediana del nostro centro storico
A Termini Imerese quando ci si doveva incontrare a metà strada fra la parte bassa e quella alta della città in genere si diceva “ni viremu o chianu”.
U chianu per i termitani è ancora oggi la Piazza San Carlo che segna in altezza la zona mediana del nostro centro storico. La piazza era anticamente molto frequentata; ed oltre alla chiesa da cui prende il nome ed al vicino oratorio di San Filippo Neri anche questo una ex chiesa, fin nei primi anni sessanta vi avevano sede pure numerose attività commerciali. C’era a putia di don Cola dove i bambini andavano a comprare i “nnicchi nnacchi”, deliziosi e simpatici biscottini a forma di piccoli animali; e c’erano pure due macellerie e due negozi di ferramenta.
Uno era gestito da don Petru ed un altro da un tale che tutti chiamavano con la ‘nciuria di “facci ri muru”. Nella piazza c’era pure don Angelo Giuffrè u custureri che confezionava abiti di mirabile fattura. Era popolarmente considerato “u sartu di ricchi” perché da lui si serviva per lo più gente della borghesia; e molti, per la sua bravura, venivano pure da fuori Termini. A pochi passi, fin verso la fine degli anni cinquanta c’era anche un barbiere ed una pastaia che produceva maccarruna di eccellente qualità.
Nelle immediate vicinanze, quasi ad angolo con la via Armando Diaz, pure una merceria gestita da una simpatica donnina alla quale, non si sa perché, avevano affibbiato il soprannome di “picurara”. Qui, insieme ad aghi, bottoni e filo, la signora vendeva tante caramelline sfuse che teneva in capienti burnie. Proprio agli inizi della Via Ugdulena, detta a Strata Cavaleri, c’era pure la farmacia Candioto ed il garage dove il signor Terrana gestiva il suo autonoleggio; il signor Terrana, persona simpatica e cordiale, quando non impegnato lo si vedeva seduto davanti alla porta oppure intento a lucidare il suo Fiat 1100 nero.
Bene in vista c’era pure il tabacchino Volante e più avanti un panillaru; non mancava neanche un piccolo bar gestito dal signor Calderone e, proprio al centro, u chioscu di Battagghia che rimase attivo fin verso gli anni ottanta. Ma il “re” della piazza era u cannolu che si trovava ad angolo della via Armando Diaz e dove gli abitanti della zona venivano a rifornirsi di acqua con bummiri e quartari. Qui la confusione aumentava soprattutto d’estate quando u cannolu diventava la meta desiderata dei tanti passanti che salendo accaldati dalla via Errante vi si fermavano per bagnarsi la faccia e rifocillarsi con qualche sorso di acqua fresca.
La piazza, a differenza di oggi, aveva anche un gradevole aspetto architettonico; infatti oltre alla chiesa, ed alle tante graziose case che vi si affacciavano, faceva bella mostra di se pure una pregevole ed elegante palazzina che ben si vede nella foto e che era conosciuta come “a casa ri pavuna”; nome dovuto al fatto che sul portale dell’ingresso erano rappresentati a rilievo proprio dei pavoni. Oggi di tutto questo più nulla !!!





