Dicevano così i nostri antenati quando, così come in queste ore, si trovavano davanti a situazioni estreme come quelle che la pioggia sta creando in queste ore. Ma, al di la degli effetti negativi che la pioggia prolungata e violenta può provocare; la stessa e forse per questo, almeno nella parlata siciliana assume connotati particolari e curiosi.
Sono infatti tanti i modi in cui, proprio in Sicilia indichiamo la pioggia. Da noi infatti oltre che a chiòviri, sbrizzìa, sdillùvia, cari acqua a leva pilu, chiovi assuppaviddanu, chiovi u mari cu tutti i pisci, carinu catinati d’acqua, chiovi a celu apertu, oppure chiovi pisuli pisuli.
Vi siete mai chiesti a tal proposito cosa vuol dire con precisione proprio quest’ultimo termine? In realtà pare che la parola pìsuli nel suo significato, sia in qualche maniera etimologicamente riconducibile al verbo latino pènsilis il cui significato è “che pende”; potrebbe infatti capitare, laddove venga ancora usato, di trovarlo accostato proprio a questo. Ma perché allora in siciliano lo troviamo invece associato alla pioggia?
Si racconta, e badate bene è solo un racconto, che anticamente una donna, contrariata perché non riusciva ad asciugare il suo bucato a causa della incessante pioggia, rivolta ad una vicina ebbe ad esclamare: “Chi camurria, nun si ferma cchiù, pari ‘mppinnuliata!”. Quindi semplicemente da qui, almeno nella fantasia popolare dei siciliani, la pioggia che cade con continuità dà come l’impressione di essere come un unico filo appeso (‘mpìsulu) al cielo. Chissà se è veramente così?




