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Termini Imerese: 1521 – Acqua razionata per la siccità – di Nando Cimino

La siccità del 1521 aveva seguito di solo pochi decenni un altrettanto grave periodo di carestia che nel 1450 aveva fatto lievitare i prezzi innescando gravi tumulti popolari

Una grande siccità si verificò in Sicilia nel 1521 e questo, come è facilmente immaginabile, colpì in primis l’agricoltura; attività che allora, per la nostra regione, era la principale fonte di economia. Siamo in un periodo storico in cui la Sicilia contava complessivamente meno di 600.000 abitanti; e Palermo, che anche in quegli anni era la città più grande, non ne superava i 25.000; ovvero quanti ne ha adesso la sola Termini Imerese.

Ed anche la nostra era una città la cui economia si sosteneva soprattutto con la agricoltura; avendo uno dei suoi principali sbocchi nel regio caricatore, da cui si esportavano grosse partite di grano. E per rendere meglio l’idea basti pensare che proprio intorno alla metà del XVI° secolo da Termini partiva annualmente una quantità di almeno 10.000 salme di frumento, contro le 8.622 di Catania, le 1.500 circa di Palermo, e le poco più di 2.000 di Siracusa; città notoriamente più grandi.

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Da aggiungere pure che la siccità del 1521 aveva seguito di solo pochi decenni un altrettanto grave periodo di carestia che nel 1450 aveva fatto lievitare i prezzi innescando gravi tumulti popolari. Ma ecco come ne parla il Trasselli in una delle sue interessanti pubblicazioni, citando espressamente anche Termini Imerese:

“….Alla grande siccità nel Trapanese del 1521 corrispose quella di Caltagirone dove la pioggia mancò del tutto; a Randazzo la masseria dei Vayasindi raccolse meno del seme; pure a Randazzo un altro offrì ai creditori la metà dei guadagni futuri di anno in anno; a Rocca e Maurojanni andò a male anche l’allevamento dei bachi ed un tale offrì metà dei guadagni futuri (82). A Termini seccarono i vigneti; a Palermo, prima grandine e poi venti di scirocco rovinarono l’uva ed i cereali non diedero abbastanza da pagare i braccianti. La città di Termini, porto frumentario addetto tra l’altro al rifornimento di Palermo e delle isole Eolie, fu costretta a comprare frumento per sé…”!

In tempi a noi più vicini ricordo personalmente di lunghi periodi siccitosi accaduti negli anni cinquanta e sessanta, in cui nelle allora numerose fontanelle di Termini, l’acqua veniva razionata e le donne facevano la fila con bummuli e quartari. Ricordo pure che spesso, per invocare l’arrivo della pioggia, i viddani portavano in processione u Crucifissu ri Cappuccini; e tanti recitavano questa graziosa invocazione:

Signuruzzu chiuviti chiuviti, ca i lavuredda su morti di siti, e mannatini una bona, senza lampi e senza trona…”.

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