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Termini Imerese: Il Carnevale Dei Sabatini

In questo articolo parliamo delle feste da ballo in maschera da tutti popolarmente conosciute come “Sabatini” e che, fin verso la fine degli anni cinquanta, ancora animavano i fine settimana carnevaleschi della nostra città

Nella foto gentilmente concessa da Franco Casamento il Cavaliere Ignazio Casamento e signora durante i Sabatini del 1951

 

“Arrivaru i sabatini
e li casi sunnu chini
n’annacamu cosci e panza
cu mazurchi e cuntrananza”

Oggi a Termini Imerese è una consuetudine del tutto scomparsa; ne organizzano solo i circoli, qualche locale pubblico o qualche associazione, ma giusto nell’ultimo Sabato di Carnevale. Parlo delle feste da ballo in maschera da tutti popolarmente conosciute come “Sabatini” e che, fin verso la fine degli anni cinquanta, ancora animavano i fine settimana carnevaleschi della nostra città.

Nelle case si davano appuntamento amici e parenti e ci si divertiva al suono di un vecchio grammofono od anche con la musica di qualche improvvisata orchestrina. Il tutto era addolcito con calia e simenza, tarallucci, viscuttedda ca giggiulena e qualche assaggio di rosolio o di liquori ri ‘nzìnzuli, che le nostre nonne facevano in casa con le giuggiole; un frutto ormai divenuto raro ma che allora era ben presente nelle nostre campagne. Cose semplici, in linea con il tenore di vita dei tempi; ma ci si accontentava ugualmente , ed il divertimento era assicurato.

I mascarati giravano in gruppo per le strade bussando là dove sentivano u sonu; e quando il padrone di casa apriva, uno di loro detto il bastoniere, si faceva riconoscere e quindi veniva consentito a tutti di entrare per prendere parte al ballo. Si faceva qualche innocente scherzo, si lanciavano coriandoli e stelle filanti e prima di andare via, in segno di ringraziamento, si offrivano confetti e caramelle. Ma spesso, in mancanza di Facebook o di WhatsApp, l’involucro di queste ultime serviva a contenere anche qualche breve messaggio amoroso che così, senza destar sospetti, poteva raggiungere la propria amata. Allora le ragazze non godevano delle libertà che oggi sono loro concesse, e parlare con l’innamorato era parecchio difficile; ecco quindi che occasioni come queste erano attese per tutto l’anno.

Finito il ballo si ritornava in strada a far baldoria o per andare a bussare altrove; almeno fino a quando a notte inoltrata si concludevano le danze ed ognuno faceva ritorno alle proprie case. Ricordi nostalgici di un lontano passato che la nostra città ha ormai dimenticato.

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