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Termini Imerese: “Passio Domini”, storie e ricordi – di Nando Cimino

Forse non tutti sanno che nella nostra città tali iniziative ebbero a svolgersi pure nel settecento

Nella foto l’Ecce Homo della Chiesa di Santa Maria di Gesù

Sul finire del XX° sec. tra il 1994 ed il 1997, nella Chiesa di Sant’Antonio, l’ormai disciolto gruppo del “Movimento della Scintilla” seguito da Giovanni Indelicato e Nando Cimino (io), volle rappresentare sotto la guida del Parroco Don Raffaele Mangano alcune sacre scene della Passione e Morte di N.S. Gesù Cristo.

Era da tempo che non si assisteva in città a tali iniziative; ne seguì nel 2004 e nel 2005 un musical che si fece nella Parrocchia della Consolazione; e sempre nel 2005, e precisamente per la Domenica delle Palme, quella che possiamo in qualche maniera considerare la prima “Passio Domini” vivente. L’evento fu allora curato da Salvuccio Chierchiaro con il contributo di Giuseppe Arrigo, la Gifra della Gancia e la supervisione di Frà Domenico Filippi e Frà Attilio Bua; rappresentazione che poi, dal 2007, è ulteriormente cresciuta grazie all’impegno di tutta la comunità Francescana diventando un appuntamento tradizionale della Santa Pasqua a Termini Imerese.

Ma forse non tutti sanno che nella nostra città tali iniziative ebbero a svolgersi pure nel settecento; e di ciò si da contezza in una comunicazione del Can. Prof. Scialabba Gullo riportata addirittura da Giuseppe Pitrè nel suo studio dal titolo “Spettacoli e feste popolari di Sicilia”. Egli a tal proposito così scrive: “….Nello scorcio del secolo XVIII° si volle eseguire in Termini sul vivo la stessa sacra azione dall’orto del Getsemani alla sepoltura. La rappresentazione non si vide in un solo ma in siti differenti. Qui era la cattura, là erano alzati tribunali, altrove si faceva la crocifissione e il sepolcro…”

E trattandosi quindi di manifestazione itinerante, in quegli anni sicuramente la scena principale non potè che svolgersi in un posto di Termini Imerese che era anticamente soprannominato “Calvario”. Il Calvario era una collinetta in cima alla quale, stando agli storici, c’era proprio un monumento alla Santa Croce. Il posto si trovava giusto nelle vicinanze di Porta Palermo, ed esattamente dove c’è oggi la scalinata di ingresso alla Villa Palmeri, che ovviamente in quegli anni ancora non esisteva.

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