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A Termini Imerese frana il Belvedere – di Nando Cimino

In quella zona, che fungeva da riparo del castello, c'erano almeno tre grandi cisterne; ed è quindi probabile che quella frana fu causata da una di queste che ebbe a riempirsi eccessivamente a causa di incessanti piogge

Già sul finire dell’ottocento i nostri amministratori avevano immaginato che li, poco oltre la chiesa Madre, e giusto sotto la rupe dell’imponente castello ormai distrutto, poteva sorgere un affaccio panoramico dal quale godere di un bel vedere. E così, già nei primi del novecento, iniziarono i lavori per ripianare e risanare la zona che, in una prima fase, interessava quella area che si spingeva fin dove è oggi la nota gelateria Cicciuzzu.

Ma non fecero i conti con una frana che, dopo non molto tempo, avrebbe distrutto ed abbattuto una gran parte della balaustra compromettendo buona parte dei lavori. Sostiene il prof. Contino che anticamente in quella zona, che fungeva da riparo del castello, c’erano almeno tre grandi cisterne; ed è quindi probabile che quella frana fu causata da una di queste che ebbe a riempirsi eccessivamente a causa di incessanti piogge che si verificarono nel febbraio del 1931.

Ancora oggi se ci si affaccia in quella zona, si vedono poco sotto alcuni blocchi di pietra e calcestruzzo che probabilmente facevano parte del primo basamento oggetto della frana. Quanto detto ci viene comunque provato da un documento del mese di luglio del 1936 rinvenuto tra i numerosi vecchi faldoni non ancora catalogati ed oggetto di studio. In uno di questi troviamo una lettera che l’Ing. Comunale indirizzava al Podestà nella quale era così scritto:

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“……Pregiami trasmettere alla S.V. Illustrissima….preventivo di spesa per il completamento della pavimentazione e della zoccolatura in cemento, alla estremità del Belvedere, e precisamente in corrispondenza della zona franata in conseguenza della alluvione del febbraio 1931. Rilevasi da tale preventivo che le partite più importanti sono lo zoccolo in conglomerato di cemento che serve di sostegno alla inferriata e la pavimentazione…..”.

Come si evince quindi, a seguito della frana del 1931, era crollata l’inferriata ed era andata distrutta anche la pavimentazione; e la situazione, con la zona probabilmente interdetta, era rimasta tale fino al 1936. Da successivi documenti si rileva pure che il rifacimento comprendeva anche la collocazione di 3 candelabri alti, di 16 colonnine con le relative barre, e di 4 sedili in ferro. La conta delle colonnine, e questo vale per i curiosi, ci darebbe oggi la possibilità di individuare con buona precisione anche la lunghezza di quella frana.

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