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La Chiesa di Santa Rosalia a Termini Imerese – di Nando Cimino

La Chiesa è quella di San Girolamo che ne è il principale titolare e che è detta anche dei Cappuccini

Pochi forse sanno che anche a Termini Imerese c’è una chiesa intitolata a Santa Rosalia; ed è quella di San Girolamo che ne è il principale titolare e che è detta anche dei Cappuccini. La duplice intitolazione si deve al fatto, almeno così si racconta, che durante la sua costruzione la “Santuzza” più volte apparve in sogno ad uno dei frati cappuccini che sovrintendevano ai lavori.

La sua originaria fondazione, insieme all’annesso convento, vien fatta risalire alla metà del XVI° secolo e si trovava allora al centro di una vastissima estensione di terreno che arrivava fin nelle vicinanze della via di Porta Girgenti toccando, nella sua parte più bassa, anche la zona dov’è oggi la Piazza San Carlo. Dopo la soppressione delle corporazioni religiose, avvenuta nella seconda metà dell’ottocento, chiesa e convento che erano state fino ad allora un importante punto di riferimento per i fedeli dell’intero territorio e non solo, incominciarono a perdere la loro importanza.

Il convento smise addirittura la sua originaria funzione e venne trasformato in ospedale con la denominazione di Santissima Trinità; e nei primi anni ’50 furono pure dismesse le annesse catacombe. Che la chiesa sia intitolata anche a Santa Rosalia, lo rileviamo pure attraverso la grande pala d’altare che raffigura la santa palermitana (nella foto) proprio accanto a San Girolamo. La chiesa, che rientra nelle competenze della Parrocchia di San Carlo, è ancora oggi aperta al culto ed oltre alle regolari funzioni religiose vi si svolgono anche le caratteristiche feste del Cristo Crocifisso e di Maria SS. Assunta.

Ed a proposito di Santa Rosalia, eccovi una antica orazione a Lei rivolta e che ho raccolto tanti anni fa da una anziana del mio quartiere che probabilmente, così come tanti usavano allora, la recitava in questo caso per fare passare (cirmari) “u scantu”:

“Rusulia Rusulia, parra a Gesuzzu e puru a Maria, parra cu Diu nostru Signuri ca ni vardassi a tutti l’uri; tu si Virgini ascutata e di rosi ‘ncurunata, lu to nomu ‘ncelu è vantu fa passari stu malu scantu”.

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