
Quello del mignattaru era un lavoro, anzi un secondo lavoro, praticato dai barbieri fin verso la fine degli anni cinquanta del novecento.
Erano tanti infatti quelli che, dopo aver posato forbici e rasoio, esercitavano questa pratica con la quale si pensava di poter curare diversi malanni; tra cui anche le infiammazioni degli organi respiratori, ivi compresa la polmonite. A tale scopo essi facevano uso di sanguisughe, ovvero mignatte, che loro stessi andavano a recuperare in zone acquitrinose. Era una specie di verme, dall’aspetto poco gradevole che quando si attaccava alla pelle, con la sua bocca a forma di ventosa, riusciva a succhiare il sangue.
Credo che per potere esercitare questa attività ed anche per tirare i denti, cosa che sempre i barbieri facevano, occorresse comunque un permesso speciale. Non so dirvi quali fossero i risultati, che però immagino poco efficaci, visto che quest’uso scomparve poi totalmente. Ricordo che nella mia città Termini Imerese fossero in due o tre; uno in particolare, già avanti negli anni, abitava nelle vicinanze di via Monachelle; e lo vidi passare più volte dalla strada dove io abitavo per venire a curare un anziano vicino.
Aveva una piccola valigetta scura di cartone pressato, dentro cui teneva gli attrezzi del mestiere; tra i quali una piccola burnia che una volta mi fece vedere, e dentro la quale c’erano proprio le sanguisughe.





