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Quando l’Ascensione era di Giovedì – di Nando Cimino

La Festa dell'Ascensione cadeva sempre di Giovedì e non di Domenica com'è oggi. Era festa liturgica ma anche civile

Fino ad alcuni decenni fa la festa dell’Ascensione cadeva sempre di Giovedì e non di Domenica com’è oggi. Era festa liturgica ma anche civile e quindi il giorno dell’Ascensione non si lavorava e, per la gioia dei bambini, anche le scuole restavano chiuse.

Poi a causa di nuovi accordi tra lo Stato e la Chiesa tutto cambiò e alcune feste, compresa l’Ascensione, furono trasferite in altra “sede”; e nello specifico si passò dal Giovedì alla Domenica successiva al 40° giorno dopo la Pasqua. Questo stravolgimento, non di poco conto, avvenne nel 1977 finendo con il mortificare il significato stesso della festa ma anche le tante tradizioni che ad essa erano legate. “A scinzioni” la chiamavano i nostri nonni e nella nostra Termini Imerese era una festa molto attesa e preceduta dalla raccolta delle rose.

Tanti contadini, fortemente legati a questa usanza, le coltivavano appositamente nei loro campi e poi raccolte e portate a casa, le davano in consegna ai bambini che, come in un gioco, si divertivano a spetalarli mischiandoli di tanti colori come fossero coriandoli. I petali di rose alle quali venivano aggiunte pure foglioline di menta, erano poi messi in una capiente bacinella piena d’acqua e lasciati al balcone per l’intera notte che precedeva la festa; era infatti credenza popolare che Gesù, passando durante la sua risalita al cielo, li avrebbe benedetti.

E la mattina successiva, Giovedì d’Ascensione, mentre le campane di tutte le chiese suonavano a distesa annunziando la festa, il recipiente con quell’acqua fresca e profumata veniva portato in casa; e tutta la famiglia vi attingeva con le mani per bagnarsene la faccia già lavata. Era un rito simbolico ma che aveva anche una sua gioiosa religiosità; infatti prima di immergere le mani ci si faceva il Segno della Croce e ricordo pure che mia nonna, come tante, recitava questi versi: “Doppu quaranta iorna Gesùzzu ‘ncelu torna abbrazza li so amici e a tutti binirici…..”.

Poi, con una tovaglia bianca, ci si asciugava delicatamente e senza strofinare; come a non voler rimuovere del tutto quel segno di benedizione divina. Oggi nulla è più rimasto di tutto ciò!

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